Revoca dell’agevolazione sulla prima casa “di lusso”, ma senza sanzioni

 

La Corte di Cassazione, con l’Ordinanza 20 settembre 2017, n. 21909, ha affermato un importante principio secondo il quale, in caso di revoca delle agevolazioni “prima casa” per un immobile qualificato “di lusso”, fermo restando il legittimo recupero delle maggiori imposte dovute, non sono applicabili le sanzioni, se lo stesso immobile non rientra tra quelli esclusi dal beneficio in base alla normativa attualmente in vigore.

FATTO


L’Agenzia delle Entrate ha accertato il recupero delle maggiori imposte di registro, catastale e ipotecaria, ed irrogato le relative sanzioni, per effetto della revoca dell’agevolazione “prima casa” sull’acquisto di immobile ritenuto di lusso in quanto di superficie complessiva superiore a mq. 240,00.
Su ricorso del contribuente i giudici tributari hanno annullato l’avviso di liquidazione e irrogazione sanzioni, rilevando che in base alla nuova disciplina gli immobili esclusi dall’agevolazione non sono più individuati in base alla qualificazione “di lusso”, ma con riferimento a specifiche categorie catastali. Considerato che l’immobile oggetto di compravendita non rientrava tra le categorie catastali escluse, hanno dichiarato l’illegittimità della pretesa tributaria.

EVOLUZIONE NORMATIVA (IMMOBILI ESCLUSI)


L’acquisto di un immobile ad uso di civile abitazione da adibire a “prima casa” beneficia di un regime di tassazione agevolato, con l’applicazione delle imposte di registro, ipotecarie e catastali in misura ridotta.
A decorrere dal 1° gennaio 2014, la disciplina è stata modificata, con particolare riferimento alla tipologia di immobili per i quali non è possibile fruire delle agevolazioni fiscali:
– prima di tale data, l’agevolazione era esclusa per gli acquisti riguardanti immobili “di lusso”, qualificati sulla base di caratteristiche individuate dal Decreto del Ministero dei Lavori Pubblici 2 agosto 1969, tra cui una superficie complessiva superiore a 240 mq;
– a decorrere dalla suddetta data, invece, per effetto delle modifiche introdotte dall’art. 10, D.Lgs. n. 23/11, restano esclusi dall’agevolazione gli immobili accatastati come A/1 (abitazione di tipo signorile), A/8 (Abitazione in ville), A/9 (Castelli, palazzi di eminenti pregi artistici e storici).


DECISIONE DELLA CASSAZIONE


Su ricorso dell’Agenzia delle Entrate, la Corte di Cassazione ha riformato parzialmente la decisione dei giudici tributari, riconoscendo la legittimità della revoca dei benefici, con il recupero delle imposte, ma senza l’applicazione delle sanzioni.
La Corte Suprema ha affermato, in particolare, che per i trasferimenti antecedenti al 1° gennaio 2014 resta applicabile la disciplina previgente, per cui se l’immobile è qualificabile di lusso, perché di superficie superiore a 240 mq, è legittima la revoca del beneficio, e il conseguente recupero delle maggiori imposte dovute in misura ordinaria; ciò, anche se non essendo accatastato come A/1, A/8 e A/9, risulta agevolabile in base alla disciplina attualmente in vigore.
Tuttavia, precisano i giudici della Suprema Corte, se da un lato deve ritenersi legittimo il recupero delle imposte, in virtù della espressa previsione che la nuova disciplina si applica agli atti di trasferimento a decorrere dal 1° gennaio 2014, d’altra parte deve essere riconosciuta la disapplicazione delle sanzioni amministrative sulla base del principio che, salvo diversa previsione di legge, nessuno può essere assoggettato a sanzioni per un fatto che, secondo una legge posteriore, non costituisce violazione punibile.
In conclusione, a fronte di una riformulazione ex novo della fattispecie legale di non spettanza dell’agevolazione “prima casa”, fondata su un parametro (della categoria catastale) del tutto differente da quello precedente (di un fatto oggetto di falso), le imposte sono dovute, mentre con riferimento alla sanzione, se è già stata irrogata con provvedimento definitivo il debito residuo si estingue, ma senza possibilità di ripetizione di quanto pagato.