Fatture e liquidazione periodica IVA: le regole per l’invio delle comunicazioni

 


Pubblicate sul sito delle Entrate le regole e i termini per la trasmissione telematica dei dati delle fatture emesse e ricevute e delle relative variazioni e dei dati delle liquidazioni periodiche Iva (Agenzia delle Entrate – Provvedimento 24 marzo 2017).

I dati da trasmettere all’Agenzia delle entrate per quanto riguarda le fatture emesse, le fatture ricevute e registrate, le bollette doganali e le relative note di variazione sono i seguenti: dati identificativi del cedente/prestatore, dati identificativi del cessionario/committente, data del documento, data di registrazione (per le sole fatture ricevute e le relative note di variazione), numero del documento, base imponibile, aliquota IVA applicata e imposta (ovvero tipologia dell’operazione, ove l’operazione non comporti l’annotazione dell’imposta nel documento).
I dati da inviare, le modalità nonché i termini per la trasmissione sono identici, sia nel caso in cui i contribuenti esercitino l’opzione per l’invio telematico dei dati delle fatture sia nel caso di invio della “Comunicazione dei dati delle fatture emesse e ricevute”.
Pertanto, l’invio telematico dei dati delle fatture può essere effettuato entro il 16 settembre 2017, per il primo semestre dell’anno in corso, ed entro il mese di febbraio 2018 per il secondo semestre.
La trasmissione delle comunicazioni dei dati delle fatture emesse e ricevute e delle comunicazioni dei dati delle liquidazioni periodiche IVA mediante il Modello approvato è effettuata esclusivamente per via telematica, direttamente dal contribuente o tramite intermediari abilitati.
I dati del Modello, una volta acquisiti, saranno resi disponibili al contribuente, nel proprio Cassetto fiscale e nella sezione Consultazione dell’area autenticata dell’interfaccia web “Fatture e Corrispettivi”, nel sito internet dell’Agenzia delle entrate.
I soggetti incaricati della trasmissione telematica rilasciano al contribuente copia del Modello trasmesso e della ricevuta, che ne attesta l’avvenuto ricevimento da parte dell’Agenzia delle entrate e che costituisce prova dell’avvenuta presentazione.
Le nuove regole di compilazione sono adottate a decorrere dal 10 luglio 2017.

 

Il requisito della “ricerca e sviluppo” delle startup non va più in nota integrativa

 


Per le startup che intendono vantare il requisito della ricerca e sviluppo, la descrizione delle relative spese non deve essere più riportata in nota integrativa, ma in calce allo stato patrimoniale (Ministero Sviluppo Economico – Parere 14 febbraio 2017, n. 50195).

Tale disposizioni è frutto della necessità di coordinare le diverse disposizioni che disciplinano le start-up e quindi evitare il sopraggiungere di incoerenze normative che possono generare una certa confusione.


Pertanto, le start-up che intendono vantare il requisito della ricerca e sviluppo, possono presentare il bilancio con le modalità semplificate previste per le micro-imprese, riportando le relative informazioni in calce allo stato patrimoniale e non più in nota integrativa.


Stesso principio vale anche per le PMI innovative che intendono presentare il bilancio con le modalità previste per le micro-imprese.

 

No alla tassazione se c’è corrispondenza tra c/c e fatture emesse

 


La presunzione legale (relativa) fatta valere dall’Ufficio dell’Agenzia delle entrate che presumeva la mancanza di corrispondenza tra i versamenti sul conto corrente e le fatture emesse dal, assoggettando ad Irpef e Irap i maggiori compensi del professionista viene superata da quest’ultimo mediante la produzione di documentazione costituita da tabulati (CORTE DI CASSAZIONE – Sez. trib. – Sentenza 22 marzo 2017, n. 7281).

La fattispecie
L’Agenzia delle Entrate emetteva a carico del professionista, esercente attività di medico odontoiatra, tre avvisi di accertamento per gli anni di imposta 2004, 2005 e 2006, con i quali, sulla base delle risultanze dei conti correnti bancari, accertava la sussistenza di maggiori compensi con applicazione delle corrispondenti imposte Irpef ed Irap.
Contro gli avvisi di accertamento il contribuente proponeva ricorso alla CTP di Reggio Emilia che lo accoglieva con sentenza, contro la quale l’Agenzia delle Entrate a sua volta proponeva appello alla CTR che lo rigettava.
Il giudice di appello affermava che il contribuente, mediante la produzione di documentazione costituita da tabulati, aveva superato la presunzione legale (relativa) fatta valere dall’Ufficio; non riscontrava la mancanza di corrispondenza tra i versamenti sul conto corrente e le fatture corrispondenti agli anni 2004, 2005 e 2006, considerato che “il contribuente ha provato che per l’esercizio 2004 ha emesso fatture per euro 276.547 ed ha effettuato versamenti sul conto per euro 270.997; per l’esercizio 2005 ha emesso fatture per euro 306.641 ed ha effettuato versamenti per euro 308.223; per l’esercizio 2006 ha emesso fatture per euro 333.453 ed ha effettuato versamenti per euro 330.365.”.


Il ricorso in cassazione
Avverso la sentenza di appello l’Agenzia delle Entrate propone ricorso alla Suprema Corte, con unico motivo, per omesso esame circa fatti decisivi per il giudizio che sono stati oggetto di discussione tra le parti, in relazione all’art. 360 comma primo n. 5 cod.proc.civ., ma per la Suprema Corte il ricorso è inammissibile.
Con riferimento all’ambito applicativo del vizio di omesso esame previsto dall’art. 360, primo comma, n. 5, cod. proc. civ., questa Corte ha stabilito che il ricorrente deve indicare il “fatto storico”, il cui esame sia stato omesso, il “dato”, testuale o extratestuale, da cui esso risulti esistente, il “come” e il “quando” tale fatto sia stato oggetto di discussione processuale tra le parti e la sua “decisività”, fermo restando che l’omesso esame di elementi istruttori non integra, di per sé, il vizio di omesso esame di un fatto decisivo qualora il fatto storico, rilevante in causa, sia stato comunque preso in considerazione dal giudice, ancorché la sentenza non abbia dato conto di tutte le risultanze probatorie. La ricorrente non ha assolto tale onere.


 

Depositi IVA: pronti i modelli per la garanzia

 

Approvati i modelli da compilare in caso di estrazione dei beni dal deposito IVA mediante prestazione di apposita garanzia in favore dell’Agenzia delle Entrate, commisurata all’imposta dovuta. Due distinti modelli per le diverse forme di garanzia ammesse: deposito vincolato in titoli di Stato o garantiti dallo Stato e polizza fideiussoria o fideiussione bancaria (Agenzia delle Entrate – Provvedimento 28 marzo 2017, n. 59277).

I modelli approvati dall’Agenzia delle Entrate consentono, in particolare, ai soggetti che intendono estrarre beni non comunitari introdotti in depositi IVA ai fini dell’immissione in libera pratica, di prestare apposita garanzia a favore del competente ufficio dell’Agenzia delle Entrate, per l’importo corrispondente all’imposta dovuta.
La garanzia può essere prestata, alternativamente, mediante la costituzione di deposito vincolato in titoli di Stato o garantiti dallo Stato ovvero attraverso una polizza fideiussoria o fideiussione bancaria, per la durata di sei mesi dalla data di estrazione.
A tal fine, dunque, l’Agenzia delle Entrate ha approvato due distinti modelli:


Un modello, da utilizzare in caso di prestazione della garanzia attraverso la costituzione di deposito vincolato in titoli di Stato o garantiti dallo Stato. Al riguardo, si precisa che a seguito della dematerializzazione dei titoli di Stato, tali depositi possono essere costituiti solo presso gli intermediari/banche che risultano specificamente autorizzati in base alle norme in materia di intermediazione finanziaria. Il modello deve essere compilato a cura dell’intermediario/banca presso il quale è costituito il deposito vincolato e consegnato alla Direzione Provinciale dell’Agenzia delle Entrate competente in base al domicilio fiscale del “Richiedente”. Il deposito vincolato deve essere composto da titoli di Stato o garantiti dallo Stato di proprietà del Richiedente o di terzi che dichiarano di aver preso visione e di essere a conoscenza delle condizioni generali e particolari previste dal presente atto. La scadenza dei titoli che compongono il deposito non può essere inferiore al termine di sei mesi dalla data di estrazione.


Un altro modello, da utilizzare nel caso in cui la garanzia sia prestata mediante rilascio di una polizza fideiussoria o fideiussione bancaria. Anche in questa ipotesi il modello deve essere compilato a cura della società o banca che rilascia la garanzia e deve essere consegnato alla Direzione Provinciale dell’Agenzia delle Entrate competente in base al domicilio fiscale del “Richiedente”.

 

Consultazione gratuita della banca dati ipotecaria e catastale: chiarimenti

 


Online, sul sito dell’Agenzia delle Entrate i chiarimenti sulle modalità di accesso ai servizi di consultazione delle banche dati ipotecaria e catastale e sulle tipologie dei documenti consultabili (Agenzia entrate – circolare 24 marzo 2017, n. 3/E).

I chiarimenti si rivolgono alle consultazioni esenti da tributi richieste dal titolare, anche in parte, del diritto di proprietà o di altri diritti reali di godimento.
La titolarità attuale viene individuata in presenza di trascrizioni a favore del richiedente relative agli atti con effetti di natura traslativa o dichiarativa, non seguite da formalità che abbiano comportato il trasferimento dell’immobile. Non sono quindi esenti, per lo stesso principio, le consultazioni relative a iscrizioni d’ipoteca e trascrizioni di sequestri, pignoramenti e domande giudiziali a favore, in quanto relative a immobili di cui sono titolari altri soggetti.
Sono gratuite, invece, le consultazioni relative a ipoteche iscritte a carico del richiedente e quelle relative a beni acquistati dal coniuge (lo stesso vale anche per le parti delle unioni civili).
Ai fini della consultazione, le persone fisiche possono accedere al relativo servizio per via telematica, mediante i servizi Fisconline/Entratel con le credenziali di autenticazione rilasciate dall’Agenzia delle Entrate e l’indicazione del codice PIN.
Per i soggetti diversi dalla persone fisiche, registrati ai medesimi servizi, l’accesso avviene tramite i soggetti appositamente incaricati, abilitati dal proprio gestore.


In alternativa è possibile rivolgersi agli uffici provinciali presentando un documento di identità o di riconoscimento in corso di validità, al fine di consentire le necessarie verifiche sulla spettanza dell’esenzione.
La richiesta di consultazione può peraltro essere avanzata anche per il tramite del coniuge o di parenti e affini entro il quarto grado, ovvero del dipendente, per le persone giuridiche, facendo riferimento alle forme semplificate di procura.