Canone RAI, per gli over 75 aumenta la soglia di esenzione

 


Il Mef e il Mise hanno firmato il decreto per l’aumento della fascia di reddito di esenzione del Canone Rai per gli over 75. (Presidenza del Consiglio dei Ministri – Comunicato 19 Febbraio 2018).

È in corso di pubblicazione il decreto che per l’anno 2018 prevede un ampliamento dai 6.713,98 euro attuali a 8.000 euro della soglia di reddito ai fini dell’esenzione dal pagamento del canone di abbonamento TV, in favore di coloro che abbiano compiuto 75 anni.
I nuclei familiari esentati dal pagamento del Canone Rai passeranno così da 115.000 a circa 350.000. La misura è volta a dare maggior sostegno alle fasce più deboli della popolazione e a promuovere l’inclusione sociale.
Il vigente articolo 1, comma 132, della Legge n. 244/2007, esonera dal pagamento del canone Rai i cittadini che hanno compiuto 75 anni di età entro il termine per il pagamento del canone, non conviventi con altri soggetti diversi dal coniuge, possessori di un reddito che, unitamente a quello del proprio coniuge convivente, non sia superiore complessivamente ad euro 516,46 per tredici mensilità, il cui apparecchio televisivo sia ubicato nel luogo di residenza.
In caso di abuso del beneficio è irrogata una sanzione amministrativa, in aggiunta al canone dovuto e agli interessi di mora, d’importo compreso tra euro 500 ed euro 2.000 per ciascuna annualità evasa.

 

Opere cinematografiche/audiovisive: disposizioni applicative per l’attivazione del Registro pubblico

 


Stabilite le disposizioni applicative per il funzionamento del Registro pubblico delle opere cinematografiche e audiovisive (DPCM 8 gennaio 2018).

Il Registro è tenuto dalla Direzione generale cinema (DG Cinema) del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo avvalendosi delle risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili ed assicura:
a) la pubblicità e l’opponibilità a terzi dell’attribuzione dell’opera cinematografica o audiovisiva italiana ad autori e produttori, che sono reputati tali a seguito della registrazione, sino a prova contraria, nonché di tutti gli atti, accordi e le sentenze che accertino i diritti relativi alla produzione, alla distribuzione, alla rappresentazione e allo sfruttamento in Italia di opere cinematografiche e audiovisive;
b) la pubblicità sull’assegnazione di contributi pubblici statali, regionali e degli enti locali e sovranazionali, concessi alle opere cinematografiche e audiovisive italiane per le finalità di: scrittura della sceneggiatura; sviluppo; produzione; distribuzione; promozione;
c) la pubblicità sull’acquisto, la distribuzione e la cessione dei diritti di antenna alle reti del servizio pubblico radio-televisivo.

Al fine di realizzare gli effetti di pubblicità dichiarativa sul Registro vengono iscritte:
a) obbligatoriamente, tutte le opere cinematografiche e audiovisive di nazionalità italiana, ivi incluse quelle che hanno beneficiato di contributi pubblici statali, regionali e degli enti locali o di finanziamenti dell’Unione europea e di altri organismi sovranazionali; in particolare sono obbligatoriamente annotati tutti gli atti, gli accordi e sentenze aventi ad oggetto i diritti alla distribuzione, rappresentazione o sfruttamento in Italia e all’estero delle medesime opere;
b) le opere cinematografiche e audiovisive non aventi la nazionalità italiana, incluse quelle importate in Italia e, in particolare, gli atti, accordi e sentenze aventi ad oggetto i diritti relativi alla distribuzione, rappresentazione o sfruttamento in Italia delle medesime opere.


Il produttore o gli autori o i titolari dei diritti delle opere cinematografiche e audiovisive italiane o distribuite in Italia richiedono l’iscrizione delle medesime opere nel Registro, presentando apposita domanda alla DG Cinema, entro trenta giorni dalla data della prima uscita in sala o della prima trasmissione televisiva.
La domanda per l’iscrizione al Registro va presentata per via telematica, utilizzando la piattaforma messa a disposizione dalla DG Cinema ed allegando l’attestazione di pagamento della relativa tariffa, che costituisce condizione per l’iscrizione.
La DG Cinema provvede alla definizione delle domande in ordine cronologico di arrivo, secondo il rispettivo numero di richiesta e comunica al soggetto istante, all’esito dell’istruttoria, l’avvenuta iscrizione dell’opera o i motivi ostativi alla sua iscrizione.
Il Registro contiene, per ciascuna opera cinematografica e audiovisiva, i dati previsti per le opere cinematografiche e audiovisive di nazionalità italiana e non, che ne costituisce parte integrante.
Nel Registro sono altresì trascritti gli atti aventi ad oggetto i diritti alla distribuzione, rappresentazione o sfruttamento in Italia e all’estero delle opere.

Ai fini della trascrizione degli atti, è presentata una apposita nota di trascrizione contenente gli elementi indicati. Qualora un atto abbia per oggetto più opere cinematografiche o audiovisive, devono essere redatte e presentate altrettante distinte note di trascrizione, ognuna riportante il contenuto dispositivo relativo a ciascuna opera.
Nel caso di opera cinematografica o audiovisiva italiana, alla richiesta di iscrizione deve essere allegata una dichiarazione della Cineteca nazionale attestante l’avvenuto deposito, dell’opera, qualora l’opera sia destinataria di contributi.
La DG Cinema, verificata, secondo l’ordine cronologico di presentazione delle note, la rispondenza tra i contenuti della nota e i contenuti dell’atto oggetto di trascrizione, ne riporta il contenuto sul registro, in corrispondenza del titolo dell’opera cui l’atto si riferisce, e comunica alla parte o alle parti richiedenti, l’avvenuta trascrizione, ovvero, la mancata trascrizione, specificando, in quest’ultimo caso, le relative motivazioni.
La cancellazione di una trascrizione già eseguita è consentita solo a seguito di errore materiale accertato dall’Amministrazione, d’ufficio o su richiesta di parte, oppure a seguito di provvedimento dell’autorità giudiziaria passato in giudicato, promosso dalla parte interessata ed a cura della medesima, notificato alla DG Cinema. In tutti i casi, la DG Cinema comunica l’avvenuta cancellazione alle parti interessate entro e non oltre sette giorni dalla cancellazione medesima.

 

Applicazione dell’imposta sostitutiva alle cessioni di credito

 


Ricadano nell’ambito di applicazione dell’imposta sostitutiva oltre alle cessioni di credito stipulate in relazione ai finanziamenti che beneficiano del regime sostitutivo delle imposte, anche le eventuali successive cessioni dei relativi crediti o contratti unitamente ai trasferimenti delle garanzie ad essi relativi (AGENZIA DELLE ENTRATE – Risoluzione 16 febbraio 2018, n. 17/E).

Il vigente articolo 15 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 601 stabilisce che le operazioni relative ai finanziamenti a medio e lungo termine e tutti i provvedimenti, atti, contratti e formalità inerenti alle operazioni medesime, alla loro esecuzione, modificazione ed estinzione, alle garanzie di qualunque tipo da chiunque e in qualsiasi momento prestate e alle loro eventuali surroghe, sostituzioni, postergazioni, frazionamenti e cancellazioni anche parziali, ivi comprese le cessioni di credito stipulate in relazione a tali finanziamenti, nonché alle successive cessioni dei relativi contratti o crediti e ai trasferimenti delle garanzie ad essi relativi effettuate da aziende e istituti di credito sono esenti dall’imposta di registro, dall’imposta di bollo, dalle imposte ipotecarie e catastali e dalle tasse sulle concessioni governative.
Sulla base del citato articolo, quindi, oltre alle cessioni di credito stipulate in relazione ai finanziamenti che beneficiano del regime sostitutivo delle imposte, anche le eventuali successive cessioni dei relativi crediti o contratti unitamente ai trasferimenti delle garanzie ad essi relativi ricadano nell’ambito di applicazione dell’imposta sostitutiva.
L’effetto sostitutivo derivante dall’applicazione dell’imposta sui finanziamenti opera, tra l’altro, con riferimento alle cessioni di credito derivanti da finanziamenti soggetti ad imposta sostitutiva ed ai trasferimenti di garanzia posti in essere dalle banche (nonché dagli altri soggetti “qualificati” individuati dalle norme in argomento), a prescindere dalla natura del soggetto cessionario.
Il richiamato articolo 15 non prevede, infatti, quale condizione per l’applicabilità del regime sostitutivo particolari requisiti in capo al soggetto cessionario del credito e subentrante nella relativa garanzia.
Anche l’atto di cessione del credito derivante da un finanziamento soggetto ad imposta sostitutiva, e di trasferimento della relativa garanzia ipotecaria, da una Banca a favore di una società può beneficiare dell’effetto sostitutivo previsto dall’articolo 15.
Si ritiene, dunque, applicabile il regime tributario previsto dagli articoli 15 e seguenti del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 601 anche nel caso in cui il cessionario è un soggetto diverso da una azienda o istituto di credito.

 

Finanziamento soci: interessi presunti, la ritenuta è dovuta

 

Con Ordinanza n. 3819 del 16 febbraio 2018, la Corte di Cassazione ha affermato il principio secondo il quale, salvo prova contraria, il finanziamento fatto dai soci alla società si presume fruttifero, ossia produttivo di interessi in favore dei soci. Pertanto la società è tenuta ad operare la ritenuta d’acconto a prescindere dall’effettivo pagamento degli interessi.


FATTO


In seguito ad accertamento nei confronti di una società a responsabilità, l’Agenzia delle Entrate ha contestato, tra l’altro, la mancata applicazione, e quindi il mancato versamento, della ritenuta su interessi presuntivamente corrisposti ai soci in relazione al finanziamento fatto alla medesima società.
Su ricorso della società, con riferimento all’obbligo di ritenuta sugli interessi, i giudici tributari hanno dichiarato l’illegittimità della pretesa del Fisco, rilevando che non che non v’era prova che i finanziamenti dei soci fossero fruttiferi.
La Corte di Cassazione, interpellata dall’Agenzia delle Entrate, ha riformato la decisione dei giudici tributari, affermando la legittimazione del Fisco a recuperare la ritenuta d’acconto sugli interessi.

DECISIONE DELLA CASSAZIONE


I giudici della Suprema Corte hanno affermato che in tema d’imposta sul reddito delle società, la dimostrazione della mancata percezione degli interessi attivi su somme date a mutuo incombe sul contribuente, in considerazione di due fattori fondamentali:
– il carattere normalmente oneroso del contratto di mutuo, stabilito dal codice civile;
– la presunzione di percezione degli interessi per capitali dati a mutuo sancita dal TUIR, salvo prova contraria.


Riguardo all’onerosità del mutuo, il codice civile stabilisce (art. 1815 c.c.) espressamente che “salvo diversa volontà delle parti, il mutuatario deve corrispondere gli interessi al mutuante”.
La norma del TUIR (art. 45, co. 2 del D.P.R. n. 917/86), stabilisce poi che “per i capitali dati a mutuo gli interessi, salvo prova contraria, si presumono percepiti alle scadenze e nella misura pattuite per iscritto. Se le scadenze non sono stabilite per iscritto gli interessi si presumono percepiti nell’ammontare maturato nel periodo di imposta. Se la misura non è determinata per iscritto gli interessi si computano al saggio legale”.


Sulla base delle disposizioni descritte, dunque, la Corte di Cassazione ha affermato che nell’ipotesi in cui una società di capitali riceve somme di denaro a titolo di mutuo dai propri soci, ha l’obbligo di effettuare la ritenuta d’acconto sugli interessi corrispettivi dovuti ai soci mutuanti in conseguenza del finanziamento, non solo nel caso in cui la corresponsione dei suddetti interessi sia effettivamente avvenuta, ma anche in considerazione della presunzione stabilita del TUIR.

 

Shoppers ultraleggeri alimentari: libera la vendita a prezzi inferiori a quelli di acquisto

 


Il Ministero dello Sviluppo Economico ha fornito chiarimenti sulla possibilità, per le imprese commerciali, di applicare al consumatore un prezzo di vendita inferiore a quello di acquisto, senza ricadere nella disciplina del “sottocosto” (Ministero Sviluppo Economico – risoluzione n. 537605/2017).

Le bustine di plastica “shoppers” biodegradabili e compostabili vengono utilizzati negli esercizi commerciali a libero servizio direttamente dalla clientela per inserirvi gli alimenti da acquistare o forniti dagli addetti alla vendita di alimenti freschi e sfusi, con l’evidente finalità di preservarne l’integrità, la freschezza e la qualità. Non sono distribuite a titolo gratuito e a tal fine il prezzo di vendita per singola unità deve risultare dallo scontrino o fattura d’acquisto delle merci o dei prodotti imballati per il loro tramite.
Trattandosi, pertanto, di prodotti utilizzati o forniti solo al fine predetto e peraltro non acquistabili separatamente, eventuali pratiche effettuate dalle imprese commerciali e volte ad applicare all’utente finale prezzi inferiori a quelli di acquisto, non comportino l’obbligo del rispetto della disciplina in materia di vendite sottocosto, considerato anche che non risponderebbe a criteri di equità far ricadere sul consumatore finale il costo derivante dall’introduzione e conseguente applicazione di una disposizione avente quale finalità la tutela ambientale.
Inoltre, salvo diverso avviso del Ministero della Salute, si riterrebbe ammissibile la possibilità per la clientela, nei reparti di vendita di alimenti organizzati a libero servizio, di utilizzare gli shoppers in discorso già in loro possesso.