Lo studio associato paga l’Irap

 


Non serve la verifica della sussistenza o meno del presupposto impositivo dell’autonoma organizzazione; l’esercizio della professione in forma societaria costituisce sempre presupposto dell’Irap (Corte di cassazione – ordinanza 19 maggio 2017, n. 12763).

L’esercizio della professione in forma societaria costituisce presupposto dell’Irap, senza che occorre accertare in concreto la sussistenza dell’autonoma organizzazione, essendo implicita nella forma di esercizio dell’attività.


Il requisito della autonoma organizzazione dell’attività non è quindi richiesto in relazione all’attività delle società e degli enti, compresi gli organi e le amministrazioni dello Stato, in quanto l’attività esercitata da tali soggetti costituisce in ogni caso presupposto d’imposta.


Infatti, presupposto dell’imposta regionale sulle attività produttive è l’esercizio abituale di un’attività autonomamente organizzata diretta alla produzione e allo scambio ovvero alla prestazione di servizi. Ma qualora l’attività è esercitata dalle società e dagli enti, che siano soggetti passivi dell’imposta, comprese quindi le società semplici e le associazioni senza personalità giuridica costituite fra persone fisiche per l’esercizio in forma associata di arti e professioni, essa, in quanto esercitata da tali soggetti, strutturalmente organizzati per la forma nella quale l’attività è svolta, costituisce in ogni caso, presupposto d’imposta, dovendosi perciò escludere la necessità di ogni accertamento in ordine alla sussistenza dell’autonoma organizzazione.

 

L’app “AgenziaEntrate” per dispositivi mobili cambia veste

 



L’app “AgenziaEntrate” rappresenta un vero e proprio front-office mobile delle Entrate, aperto 24 ore su 24, che permette di fruire di numerosi servizi direttamente dal proprio smartphone o tablet. (AGENZIA DELLE ENTRATE – Comunicato 26 maggio 2017)


I servizi fiscali per il cittadino sono sempre più a portata di smartphone e tablet, infatti, è in arrivo la nuova versione dell’app “AgenziaEntrate” per dispositivi mobili, che, al restyling dell’interfaccia grafica, resa ancor più intuitiva per gli utenti, unisce un ampliamento dei contenuti, includendo servizi finora disponibili solo in modalità web. Si allarga, dunque, la gamma delle operazioni accessibili direttamente in mobilità.
Ai contenuti già presenti nella versione finora fruibile (tra cui la consultazione del proprio cassetto fiscale, la richiesta delle credenziali Fisconline ed Entratel, la verifica degli invii telematici effettuati e delle relative ricevute, la prenotazione di un web-ticket per accedere agli sportelli degli uffici territoriali e visualizzare l’andamento della coda nell’ufficio di interesse) si aggiungono, da oggi, nuove funzionalità con l’obiettivo di migliorare e semplificare ulteriormente il rapporto tra Fisco e cittadini.
In particolare, i nuovi servizi permetteranno di:
– consultare lo stato di lavorazione e gli esiti delle richieste di assistenza su comunicazioni e avvisi telematici, cartelle di pagamento e deleghe F24;
– visualizzare messaggi di notifica, relativi ad esempio alla scadenza della password o alla presenza di ricevute da leggere;
– prenotare un appuntamento presso un ufficio dell’Agenzia e visualizzare le prenotazioni effettuate;
– verificare i codici fiscali e le partite Iva;
– verificare il calendario delle scadenze fiscali e i termini entro cui provvedere ai futuri adempimenti;
– visualizzare l’elenco degli avvisi relativi ai Servizi Telematici.
All’interno della Home della “mobile app” sono disponibili anche alcuni link che consentono di accedere ad ulteriori funzionalità, come il sito di assistenza della “Dichiarazione precompilata” e il servizio web “Fatture e Corrispettivi”. Il link “Guide fiscali” permette di accedere alla documentazione relativa ad agevolazioni e altre tematiche fiscali.
L’app è disponibile sui principali market quali Apple App Store (per iOS), Google Play (per Android) e Microsoft Windows Store (per Windows).

 

Cessione di terreno proveniente da successione: plusvalenza tassabile

 

Con la recente sentenza n. 13071 del 24 maggio 2017, la Corte di Cassazione ha affermato il principio secondo il quale, la vendita di un terreno ricevuto per successione, sul quale sono state effettuate attività di edificazione, realizza una plusvalenza assoggettabile ad IRPEF.

FATTO


Il Fisco ha emesso nei confronti del contribuente avviso di accertamento, determinando un reddito da plusvalenza derivante da attività edificatoria realizzata su terreni di proprietà, successivamente alienati a terzi.
I giudici tributari, nei diversi gradi di giudizio, hanno accolto il ricorso del contribuente escludendo la qualificazione di plusvalenza tassabile, in considerazione della circostanza che il terreno oggetto di realizzazione edificatoria fosse stato acquisito dal contribuente per successione.
Secondo i giudici, dunque, doveva ritenersi applicabile la disposizione che esclude (in ogni caso) l’esistenza di una plusvalenza tassabile “ove il bene sia pervenuto al contribuente a seguito di successione mortis causa”

DECISIONE DELLA CASSAZIONE


I giudici della Suprema Corte, riformando la decisione dei giudici tributari, hanno invece affermato che la disposizione normativa deve essere interpretata nel senso che si considerano in ogni caso effettuati con intenti speculativi l’esecuzione di opere finalizzate a rendere edificabili terreni inclusi in piani regolatori o in programmi di fabbricazione, e la successiva vendita anche parziale dei terreni. Di conseguenza la plusvalenza realizzata si configura come redditi diversi soggetti ad IRPEF.
In particolare, l’assoggettamento a tassazione è ravvisabile anche nel caso di vendita di beni pervenuti al contribuente per successione o per divisione ereditaria, quando tra il momento dell’acquisto e quello dell’alienazione siano state compiute attività ed operazioni intese ad aumentare il valore dei beni.

 

Irap agente di commercio: l’autonoma organizzata va dimostrata

 


L’esercizio dell’attività di agente di commercio è escluso dall’applicazione dell’Irap soltanto qualora si tratti di attività non autonomamente organizzata (Corte di Cassazione – Ordinanza 11 aprile 2017, n. 9325).

La Suprema Corte rinvia alla CTR, in diversa composizione, la sentenza con la quale – in controversia concernente l’impugnazione del silenzio-rifiuto opposto dall’Amministrazione finanziaria ad istanza di rimborso dell’IRAP – è stata riformata la decisione di primo grado, che aveva accolto il ricorso del contribuente, esercente la professione di agente di commercio, che a sua volta aveva proposto ricorso per cassazione nei confronti dell’Agenzia delle Entrate.
In particolare, i giudici d’appello, nell’accogliere il gravame dell’Agenzia delle Entrate, hanno dichiarato tardiva la richiesta di rimborso quanto all’acconto IRAP, per decorso del termine, decorrente dalla data di versamento, e, quanto alle residue richieste di rimborso, hanno sostenuto l’esistenza del presupposto impositivo dell’IRAP, rappresentato dall’autonoma organizzazione, risultando, dalla documentazione in atti, l’utilizzo di “due diversi luoghi di svolgimento dell’attività (abitazione ad uso promiscuo e locale ufficio)”, nonché di “due autovetture e tre computer” con “quote di ammortamento di importo rilevante”.
Secondo la Cassazione “il termine di decadenza per la presentazione dell’istanza di rimborso delle imposte sui redditi in caso di versamenti diretti, decorre, nelle ipotesi di versamenti in acconto, dal versamento del saldo solo nel caso in cui il relativo diritto derivi da un’eccedenza degli importi anticipatamente corrisposti rispetto all’ammontare dei tributo che risulti al momento del saldo complessivamente dovuto, oppure rispetto ad una successiva determinazione in via definitiva “dell’an” e del “quantum” dell’obbligazione fiscale, mentre non può che decorrere dal giorno dei singoli versamenti in acconto nel caso in cui questi, già all’atto della loro effettuazione, risultino parzialmente o totalmente non dovuti, poiché in questa ipotesi l’interesse la possibilità di richiedere il rimborso sussistono sin da tale momento”.
Le Sezioni Unite della Corte di Cassazione, inoltre, hanno escluso che gli agenti di commercio siano ineluttabilmente compresi nel novero dei contribuenti comunque tenuti al pagamento. Occorre dunque anche per costoro verificare la sussistenza del requisito della autonoma organizzazione, costituendo in ogni caso onere del contribuente, che chieda il rimborso della imposta asseritamente non dovuta, dare la prova della assenza delle predette condizioni.
Quanto poi all’impiego di beni strumentali, occorre verificare se si tratta o meno di beni eccedenti, secondo id quod plerumque accidit, il minimo indispensabile per l’esercizio dell’attività professionale in assenza di organizzazione.
Come affermato di recente, “anche una spesa consistente riferita all’acquisto di un macchinario indispensabile per l’esercizio della professione può rivelarsi inidonea a significare l’esistenza del presupposto impositivo dell’autonoma organizzazione, tutte le volte in cui il capitale a tal fine investito non valga a rappresentare fattore aggiuntivo o moltiplicativo del valore rappresentato dalla mera attività intellettuale del professionista ma risulti ad essa asservito ai fini dell’acquisto di attrezzatura connaturata e indispensabile all’esercizio dell’attività medesima e come tale inidoneo ad assumere rilievo, quale fattore produttivo di reddito, distinguibile da quello rappresentato dalla stessa attività intellettuale c/o dalla professionalità del lavoratore autonomo”.
Ora, i giudici della C.T.R. hanno ritenuto sussistente l’autonoma organizzazione sulla base di una serie di elementi indicativi, nel loro complesso, dell’eccedenza, rispetto al minimo indispensabile per l’esercizio della professione, della dotazione di mezzi strumentali, indicando soltanto la presenza di più luoghi di esercizio dell’attività, più autovetture e più computer.
È mancata dunque la necessaria valutazione della concreta tipologia di beni strumentali e di spese, necessaria ai fine di verificare l’effettiva sussistenza dei requisito dell’autonoma organizzazione.


 

IRPEF: pronti gli elenchi del 5 per mille 2017

 


In arrivo gli elenchi aggiornati degli iscritti permanenti e gli elenchi definitivi dei nuovi iscritti (AGENZIA DELLE ENTRATE – Comunicato 25 maggio 2017)

Sul sito internet dell’Agenzia delle Entrate sono disponibili gli elenchi del 5 per mille 2017, infatti, sono stati pubblicati gli elenchi degli iscritti permanenti che non hanno più l’onere di presentare tutti gli anni la domanda di iscrizione e la dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà, aggiornati rispetto a quelli pubblicati lo scorso 31 marzo, arrivando a quota 49.000 candidati.
Inoltre, sono stati pubblicati gli elenchi definitivi dei nuovi iscritti del 2017 degli enti del volontariato e delle associazioni sportive dilettantistiche, aggiornati e integrati rispetto a quelli provvisori pubblicati lo scorso 11 maggio. Le liste tengono conto delle correzioni di eventuali errori segnalati alla Direzione regionale dell’Agenzia territorialmente competente.
Per i nuovi iscritti 2017, i legali rappresentanti degli enti del volontariato presenti negli elenchi definitivi hanno tempo fino al 30 giugno per presentare alla Direzione regionale dell’Agenzia delle Entrate una dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà che attesti i requisiti di ammissione all’elenco. Il modello da utilizzare deve essere conforme a quello pubblicato sul sito. Alla dichiarazione occorre allegare copia del documento di riconoscimento del legale rappresentante che sottoscrive. Gli stessi tempi e le stesse regole valgono anche per le associazioni sportive dilettantistiche, i cui rappresentanti legali però dovranno presentare la documentazione richiesta alla struttura del Coni competente per territorio.
Per gli enti che presentano la domanda d’iscrizione e/o la documentazione integrativa in ritardo è prevista anche quest’anno una deadline extra per partecipare alla ripartizione delle quote del 5 per mille, purché la domanda e/o la documentazione siano presentate entro il 2 ottobre. In questo caso, per partecipare al riparto delle quote del 5 per mille occorre versare con F24 una sanzione di 250 euro (codice tributo “8115”). Naturalmente, i requisiti per l’accesso al beneficio del 5 per mille 2017 devono comunque essere posseduti alla data di scadenza delle domande d’iscrizione (7 maggio per gli enti di volontariato e le associazioni sportive dilettantistiche e 30 aprile per gli enti della ricerca scientifica e dell’università e quelli della ricerca sanitaria).
Infine, viene ricordato che i contribuenti possono destinare una quota pari al 5 per mille dell’Irpef a sostegno delle attività sociali svolte dal Comune di residenza. Inoltre, ciascuno può decidere di destinare una quota pari al 5 per mille dell’Irpef al finanziamento delle attività di tutela, promozione e valorizzazione dei beni culturali e paesaggistici.