La detrazione d’imposta va sempre provata anche in caso di furto della contabilità

 


Qualora il contribuente si vede contestata la detrazione d’imposta ai fini IRPEF, la denuncia di furto della contabilità non è sufficiente a dare prova dei fatti controversi, risultando necessaria la prova dell’incolpevole impossibilità di produrre i documenti e l’acquisizione in altro modo della copia delle fatture mancanti (Corte di cassazione – ordinanza n. 11908/2018).

Ove l’Amministrazione finanziaria contesti al contribuente l’indebita detrazione dell’imposta, spetta al contribuente l’onere di provarne la legittimità e la correttezza, sicché, quando questi non sia in grado di dimostrare la fonte che giustifica la detrazione per aver denunciato un furto della contabilità, non spetta all’Amministrazione operare un esame incrociato dei dati contabili ma al contribuente medesimo attivarsi attraverso la ricostruzione del contenuto delle fatture emesse, con l’acquisizione, presso i fornitori, della copia delle medesime, non essendo la denuncia di furto per se stessa sufficiente a dare prova dei fatti controversi, se priva della precisa indicazione riguardante le singole fatture e il loro contenuto specifico.

 

Nessuna pubblicità per i capi firmati regalati ai Vip

 


I costi di cessione gratuita a vip di abiti griffati, effettuata al di fuori di e di ogni obbligo giuridico d’indossarli in manifestazioni pubbliche, non rientrano nell’ambito delle spese di pubblicità o propaganda, mancando un collegamento immediato con la promozione di un prodotto o di una produzione e con l’aspettativa diretta di un maggior ricavo (Corte di Cassazione – Sentenza 04 maggio 2018, n. 10636).

La Suprema Corte rigetta il motivo di ricorso della società contribuente s.p.a. contro la sentenza CTR che ha respinto il suo appello in relazione ad un avviso d’accertamento con cui fu recuperata a tassazione IVA, per indebita detrazione effettuata in relazione a taluni costi contabilizzati quali spese di pubblicità e riqualificati come spese di rappresentanza.
La ricorrente ha criticato la decisione impugnata, in quanto i costi in questione erano diretti a pubblicizzare i beni posti in vendita attraverso il loro abbinamento con noti personaggi dello spettacolo.
La Cassazione, a riguardo, ha ribadito che in tema d’irpeg i costi sostenuti per la cessione gratuita a v.i.p. dei capi d’abbigliamento griffati di produzione del contribuente, senza alcun obbligo giuridico d’indossarli in manifestazioni pubbliche, integrano spese di rappresentanza, solo parzialmente deducibili e non di pubblicità o propaganda, interamente deducibili, mancando un collegamento obiettivo ed immediato con la promozione di un prodotto o di una produzione e con l’aspettativa diretta di un maggior ricavo.
La cessione gratuita a v.i.p. di capi d’abbigliamento griffati, pacificamente effettuata al di fuori di ogni patto contrattuale e di ogni consequenziale obbligo giuridico d’indossarli in manifestazioni pubbliche, resta sicuramente estraneo alla fattispecie legale della pubblicità o propaganda di cui all’art. 74 TUIR mancando l’obiettività di un collegamento immediato con la promozione di un prodotto o di una produzione e con l’aspettativa diretta di un maggior ricavo. Inoltre, non solo manca ogni dovere – se non quello morale – d’indossare gli indumenti griffati in situazioni di pubblica visibilità, ma, a ben vedere, può mancare persino l’immediata percezione e quindi il diretto riferimento del capo alla griffe per il grande pubblico, se il tutto non sia accompagnato da ben diverso e ficcante messaggio integrativo.
Ciò vale in disparte la gratuità stessa della cessione che per taluna giurisprudenza di legittimità assume connotazione rilevante come spesa di mera rappresentanza.
Nel caso concreto, non è stato dimostrato il collegamento obiettivo ed immediato della spesa sostenuta per i capi d’abbigliamento con la promozione di un prodotto e con l’aspettativa di un maggior ricavo, in quanto la parte ricorrente si è limitata a rilevare che i capi d’abbigliamento donati ai personaggi dello spettacolo erano pubblicizzati in riviste del settore e visionati alle sfilate dai principali compratori. Ciò, però, non implica che i costi in questione siano funzionali alla pubblicità.


 

Imprese in contabilità semplificata: parametri adeguati al regime di cassa

 

Con il Decreto ministeriale del 24 maggio 2018, il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha approvato le modifiche ai parametri applicati alle imprese in contabilità semplificata per il periodo di imposta in corso al 31 dicembre 2017, al fine di adeguarli al regime di cassa.

In attesa della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, il Ministero ha anticipato sul proprio sito internet la presentazione del decreto che modifica i parametri applicabili alle imprese in contabilità semplificata.
In pratica viene aggiornata la documentazione tecnica e metodologica dei parametri utilizzati in sede di accertamento dei redditi delle imprese minori che adottano il regime di contabilità semplificata, al fine di adeguarli alle nuove regole di funzionamento di tale regime contabile, in vigore dal 1° gennaio 2017.
Da tale data, infatti, i criteri di determinazione del reddito per le imprese minori in regime di contabilità semplificata sono stati modificati, sostituendo il principio di “competenza economica” con quello di “cassa” che valorizza l’effettivo momento in cui il reddito è incassato.
Il decreto dispone, quindi, che per le imprese minori in regime di contabilità semplificata, che non sono soggette agli studi di settore, si applicano i “parametri” sulla base dei dati contabili individuati ai sensi dell’articolo 66 del TUIR (il reddito d’impresa è costituito dalla differenza tra l’ammontare dei ricavi e degli altri proventi percepiti nel periodo d’imposta e quello delle spese sostenute nel periodo stesso nell’esercizio dell’attività d’impresa), e delle rimanenze di magazzino.
Le modifiche ai parametri approvate con il decreto ministeriale 24 maggio 2018, sono applicate per il periodo di imposta in corso al 31 dicembre 2017.
Si ricorda che sono ammessi alla contabilità semplificata le imprese (persone fisiche che esercitano imprese commerciali; imprese familiari e aziende coniugali; società di persone commerciali (S.n.c. e S.a.s.); società di armamento e le società di fatto; enti non commerciali, con riferimento all’eventuale attività commerciale esercitata) qualora i ricavi “percepiti” in un anno intero, ovvero “conseguiti” nell’ultimo anno di applicazione del principio di competenza, non abbiano superato le seguenti soglie:
– Euro 400.000, nell’ipotesi di imprese aventi per oggetto prestazioni di servizi;
– Euro 700.000, nell’ipotesi di imprese aventi per oggetto altre attività.


 

Ritenute IRPEF sospese per eventi sismici: ripresa il 31 maggio

 


25 maggio 2018 Ripresa dell’obbligo del versamento delle ritenute IRPEF sospese per eventi sismici a far data dal 24 agosto 2016 (INPS – Messaggio 24 maggio 2018, n. 2108).

Con riguardo alle modalità di versamento delle ritenute sospese per gli eventi sismici verificatisi nei territori delle Regioni Lazio, Marche, Umbria, Abruzzo in data 24 agosto 2016, 26 e 30 ottobre 2016 e 18 gennaio 2017 2016/2017, si precisa che il versamento delle ritenute fiscali sospese a causa dei citati eventi sismici, non versate nel 2017 ad Erario, Regioni e Comuni, deve avvenire a cura del contribuente.
Pertanto, il contribuente che ha richiesto ed ottenuto il beneficio della sospensione delle ritenute fiscali è tenuto a versare tramite F24 le predette ritenute all’Erario in unica soluzione entro il 31 maggio 2018 ovvero con rateizzazione fino a 24 rate senza interessi e sanzioni a decorrere dal 31 maggio 2018.
L’INPS provvederà ad inviare apposita comunicazione al fine di agevolare i soggetti interessati nell’adempimento previsto.
Il diritto alla rateizzazione sussiste anche in caso di cessazione del rapporto di lavoro, ad esempio per sopravvenuta inoccupazione, nonché in caso di revoca della sospensione già richiesta, inoltre, nel caso in cui sia sopravvenuto il decesso del soggetto che ha richiesto al proprio sostituto d’imposta la rateizzazione, il diritto alla medesima sussiste anche in capo agli eredi..


 

Impresa 4.0: nuovi chiarimenti sull’iper ammortamento

 


A seguito di numerose richieste sono stati forniti chiarimenti sulla portata dei requisiti obbligatori dell’interconnessione e dell’integrazione automatizzata, e sull’applicazione del beneficio a particolari tipologie di beni strumentali materiali (Ministero dello Sviluppo economico – circolare n. 177355/2018).

I chiarimenti forniti in materia di iper ammortamento si riferiscono:
– alla guida automatica e semiautomatica richiesta per taluni beni ricompresi nella voce “macchine, anche motrici e operatrici, strumenti e dispositivi per il carico e lo scarico, la movimentazione”;
– all’ applicabilità dell’iper ammortamento per i “Distributori automatici di prodotti finiti e/o per la somministrazione di alimenti e bevande”;
– all’esclusione dall’ambito oggettivo dei fabbricati e delle costruzioni (silos dotati di attrezzatura sensoristica);
– alle macchine di lavaggio, disinfezione e sterilizzazione di dispositivi medici impiegate nel settore sanitario;
– ai Sistemi per l’assicurazione della qualità e della sostenibilità (“componenti, sistemi e soluzioni intelligenti per la gestione, l’utilizzo efficiente e il monitoraggio dei consumi energetici e idrici e per la riduzione delle emissioni”);
– al trattamento ai fini dell’iper ammortamento degli impianti tecnici di servizio agli impianti produttivi
– alle attrezzature/utensili costituenti dotazione ordinaria del bene agevolabile;
– alla classificazione degli impianti di trattamento per la depurazione preliminare allo scarico delle acque reflue;
– alla corretta classificazione dei “sistemi di additivazione di sostanze pericolose” impiegati al fine di evitare il contatto diretto del lavoratore con dette sostanze;
– al requisito di “interconnessione” e di “integrazione automatizzata.