Imposta di consumo sulle sigarette elettroniche: la Corte Costituzionale ha dato l’ok

 


Legittima l’imposta di consumo sulle sigarette elettroniche, non rilevando, ai fini impositivi, la distinzione tra liquidi contenenti nicotina e liquidi che ne sono privi (Corte Costituzionale – sentenza 15 novembre 2017, n.240).

La Corte Costituzionale ha confermato l’applicabilità dell’imposta di consumo sulle sigarette elettroniche, rigettando le questioni di legittimità costituzionale avanzate dal Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (TAR Lazio).
In particolare, i giudici della Corte hanno evidenziato che a fronte delle modifiche intervenute in materia,


l’oggetto dell’imposizione non è più costituito dai succedanei dei tabacchi lavorati, ma è invece rappresentato dai prodotti da inalazione costituiti da sostanze liquide, secondo la destinazione d’uso datane dal fabbricante. Non vi è più, quindi, uno spazio definitorio per l’amministrazione, alla quale spetta solo la determinazione del procedimento tecnico teso ad individuare il quantitativo equivalente di sigarette su cui viene applicata l’imposta, nella misura di metà dell’accisa prevista per le sigarette tradizionali.
In tal modo risulta soddisfatta la preventiva determinazione di sufficienti criteri e linee generali di disciplina della discrezionalità amministrativa.
Inoltre, rispetto al testo previgente, ad oggi vi è una differenziazione ragionevole tra sigarette elettroniche e sigarette tradizionali, fondata, nell’esercizio della discrezionalità legislativa, sul diverso processo di assunzione del fumo elettronico e del fumo da sigarette tradizionali, quest’ultimo ritenuto più dannoso per la salute del consumatore. Per tale motivo, non a caso, l’imposta di consumo sui prodotti liquidi da inalazione è stata fissata in misura ridotta rispetto a quella prevista per i prodotti tradizionali da fumo, in virtù dell’assenza di combustione.
Anche il Parlamento europeo ha riconosciuto che le sigarette elettroniche possono diventare un prodotto di passaggio verso la dipendenza dalla nicotina e il consumo di tabacco tradizionale, in quanto imitano e rendono normale l’atto di fumare. Sotto tale profilo, quindi, non pare esservi differenza tra i liquidi senza nicotina e quelli con nicotina, che sono consumati nella stessa maniera.
I principi propri dell’ordinamento europeo e internazionale, dunque, confermano ulteriormente la ragionevolezza della disciplina legislativa anche in relazione alle esigenze di tutela della salute, tenuto conto dell’attrattività che l’inalazione senza combustione, anche priva di nicotina, potrebbe avere rispetto ai giovani e ai non fumatori.
È, quindi, esente da censura costituzionale la sottoposizione ad un identico regime fiscale, comunque dal carico ridotto rispetto ai prodotti da combustione, di tutti i prodotti liquidi da inalazione.

 

Associazione professionale: rimborso IRAP e onere della prova

 


In tema di IRAP, il professionista inserito in un’associazione professionale, sebbene eserciti anche una distinta e separata attività, diversa da quella svolta in forma associata, al fine di sottrarsi all’applicazione del tributo è tenuto a dimostrare di non fruire dei benefici organizzativi recati dall’adesione alla detta associazione (Corte di Cassazione – Ordinanza15 novembre 2017, n. 27042).

La Suprema Corte rigetta il ricorso della contribuente, esercente la professione di dottore commercialista, avverso le sentenze della CTR e CTP, in materia di rimborso dell’IRAP.
La Cassazione evidenzia che la Commissione tributaria regionale, premesso che la contribuente è socia di uno studio associato da cui ritrae redditi da partecipazione pacificamente soggetti ad IRAP (l’associazione costituita tra persone fisiche per l’esercizio in forma associata di una attività professionale è- ex lege- soggetto passivo dell’IRAP), ha ritenuto che la stessa, anche nell’esercizio della attività professionale in forma autonoma e distinta da quella svolta in qualità di associata, si sia comunque avvalsa della struttura organizzativa costituita dallo studio associato, trattandosi della medesima attività di dottore commercialista svolta negli stessi locali dello studio associato, e non avendo la contribuente dato prova di avere effettuato l’attività professionale in proprio prescindendo dall’utilizzo della struttura organizzativa dello studio associato.
Tale motivazione è conforme ai criteri di distribuzione dell’onere probatorio affermati da Cassazione in tema di rimborso IRAP. Nelle ipotesi in cui sia l’ente impositore ad emettere un avviso di accertamento con il quale richiede il pagamento dell’IRAP, è onere dell’Ufficio procedente, a norma dell’art. 2697 cod. civ., fornire la prova della sussistenza del fatto costitutivo della pretesa erariale (autonomia organizzativa nei casi di reddito professionale).
Diversamente, nelle controversie relative alla richiesta di rimborso IRAP promosse dal contribuente che, dopo essersi dichiarato soggetto all’imposta ed averne effettuato il versamento, sostiene di essere incorso in un errore dichiarativo, la ripartizione dell’onere probatorio si inverte, non essendo più onere dell’Ufficio dimostrare la sussistenza del presupposto impositivo (affermato dallo stesso contribuente con la propria dichiarazione), ma è onere di chi agisce per ottenere la restituzione dell’imposta versata fornire la piena prova della inesistenza del presupposto impositivo precedentemente dichiarato, con la conseguenza che il mancato o incompleto assolvimento di tale onere comporta il rigetto della pretesa restitutoria.
Con specifico riguardo al caso del contribuente che, contemporaneamente, sia compartecipe di uno studio professionale associato e svolga la medesima attività professionale anche in forma autonoma, la Corte ha ribadito il principio che, in tema d’IRAP, il professionista inserito in un’associazione professionale, sebbene eserciti anche una distinta e separata attività, diversa da quella svolta in forma associata, al fine di sottrarsi all’applicazione del tributo è tenuto a dimostrare di non fruire dei benefici organizzativi recati dall’adesione alla detta associazione.


 

Sospensione dei termini tributari e contributivi in favore dei terremotati

 

Il “DL Fiscale, nel testo definitivo risultante dall’emendamento approvato in Senato, amplia i benefici connessi alla sospensione dei termini per l’adempimento degli obblighi tributari e contributivi in favore dei contribuenti danneggiati dagli eventi sismici, e introduce specifiche misure di sostegno alle piccole e medie imprese danneggiate dal terremoto che ha colpito l’isola di Ischia.

Il DL Fiscale disciplina la sospensione dei termini per l’adempimento degli obblighi tributari e contributivi, introducendo ulteriori misure per agevolare la ricostruzione e la ripresa economica, in favore dei contribuenti danneggiati dagli eventi sismici che hanno colpito i diversi comuni della nazione, e in particolare:
– i comuni di Livorno, Rosignano Marittimo e Collesalvetti (provincia di Livorno), con il terremoto del 9 settembre 2017;
– i comuni delle regioni Abruzzo, Lazio, Marche e Umbria, con i due terremoti del 24 agosto 2016 e del 26 ottobre 2016;
– i comuni di Casamicciola Terme, Lacco Ameno e Forio dell’Isola di Ischia, con il terremoto del 21 agosto 2017.

COMUNI DELLA PROVINCIA DI LIVORNO


Il DL Fiscale prevede la sospensione dei termini dei versamenti e degli adempimenti tributari, inclusi quelli derivanti da cartelle di pagamento emesse dagli agenti della riscossione, scadenti nel periodo compreso tra il 9 settembre 2017 ed il 30 settembre 2018, nei confronti dei contribuenti (persone fisiche e soggetti diversi dalle persone fisiche) che alla data del 9 settembre 2017 avevano la residenza, la sede legale ovvero la sede operativa nei comuni di Livorno, Rosignano Marittimo e Collesalvetti.
La sospensione non si applica alle ritenute che devono essere operate e versate dai sostituti d’imposta. Tuttavia, in caso di impossibilità ad effettuare gli adempimenti e i versamenti delle predette ritenute nei termini previsti, è esclusa l’applicazione delle sanzioni considerando le circostanze di forza maggiore.
Per ottenere la sospensione, i contribuenti interessati devono trasmettere agli Uffici della Agenzia delle Entrate territorialmente competente apposita richiesta, dichiarando altresì l’inagibilità della casa di abitazione, dello studio professionale o dell’azienda. Nel testo originario l’invio della richiesta era previsto soltanto per i contribuenti del comune di Livorno. In tal caso, gli adempimenti e i versamenti oggetto di sospensione devono essere effettuati in unica soluzione entro il 16 ottobre 2018.
In assenza della condizione di inagibilità (della casa di abitazione, dello studio professionale o dell’azienda) la sospensione dei termini si applica agli adempimenti e versamenti tributari scadenti dal 9 settembre 2017 alla data di entrata in vigore della legge di conversione del DL Fiscale. In tal caso gli adempimenti e i versamenti tributari oggetto di sospensione entro il 19 dicembre 2017.

COMUNI CENTRO ITALIA


Per i contribuenti colpiti dagli eventi sismici che hanno interessato i comuni delle Regioni Abruzzo, Lazio, Marche e Umbria è prevista la sospensione dei termini relativi agli adempimenti e ai versamenti dei contributi previdenziali e assistenziali e dei premi per l’assicurazione obbligatoria in scadenza nel periodo dal 24 agosto 2016 al 30 settembre 2017 ovvero nel periodo dal 26 ottobre 2016 al 30 settembre 2017. Con il DL Fiscale è stato posticipato dal 30 ottobre 2017 al 31 maggio 2018 il termine entro il quale devono essere effettuati gli adempimenti e i pagamenti dei contributi previdenziali e assistenziali e dei premi per l’assicurazione obbligatoria oggetto di sospensione, senza applicazione di sanzioni e interessi. A tal fine, i pagamenti possono essere effettuati anche mediante rateizzazione fino ad un massimo di 24 rate mensili di pari importo a decorrere dal mese di maggio 2018.

COMUNI DELL’ISOLA DI ISCHIA


In favore dei contribuenti (persone fisiche e soggetti diversi dalle persone fisiche) che alla data del 21 agosto 2017 avevano la residenza, la sede legale o la sede operativa nel territorio dei Comuni di Casamicciola Terme e Lacco Ameno, dell’isola di Ischia è prevista la sospensione dei termini dei versamenti e degli adempimenti tributari, inclusi quelli derivanti da cartelle di pagamento emesse dagli agenti della riscossione scadenti successivamente al 21 agosto 2017.
Il DL Fiscale ha prolungato la sospensione dei termini, comprendendo il periodo dal 21 agosto 2017 al 30 settembre 2018 (in precedenza la scadenza del termine della sospensione era il 18 dicembre 2017).
La sospensione è concessa su richiesta del contribuente, che deve contenere anche la dichiarazione di inagibilità, in tutto o in parte, della casa di abitazione, dello studio professionale o dell’azienda. La richiesta deve essere trasmessa agli uffici dell’Agenzia delle Entrate territorialmente competente. Gli adempimenti e i versamenti oggetto di sospensione devono essere effettuati in unica soluzione entro il 16 ottobre 2018.


Inoltre, i redditi dei fabbricati, ubicati nei predetti Comuni colpiti dagli eventi sismici verificatisi il 21 agosto 2017 nell’Isola di Ischia, purché distrutti od oggetto di ordinanze sindacali di sgombero, comunque adottate entro il 31 dicembre 2017, in quanto inagibili totalmente o parzialmente, non concorrono alla formazione del reddito imponibile ai fini IRPEF e IRES, fino alla definitiva ricostruzione e agibilità dei fabbricati medesimi e comunque fino all’anno di imposta 2018. I medesimi fabbricati sono altresì esenti dall’IMU e dalla TASI a decorrere dalla rata scadente successivamente al 21 agosto 2017 fino alla definitiva ricostruzione o agibilità, e comunque fino all’anno di imposta 2018. A tal fine, è possibile dichiarare, entro il 28 febbraio 2018, la distruzione, o l’inagibilità totale o parziale del fabbricato all’autorità comunale, che nei successivi 20 giorni trasmette copia dell’atto di verificazione all’ufficio dell’Agenzia delle entrate territorialmente competente.


Per favorire il recupero delle attività economiche danneggiate dal terremoto che ha colpito l’Isola di Ischia è concesso un contributo in conto capitale alle piccole e medie imprese ubicate nei comuni di Casamicciola Terme, Lacco Ameno e Forio. Il contributo è riconosciuto su richiesta delle imprese interessate, nei limiti di spesa di complessivi 10 milioni di euro per gli anni 2018 e 2019, nella misura del 30 per cento della perdita di reddito dovuta alla sospensione parziale o totale dell’attività nei sei mesi successivi al terremoto.
La perdita
di reddito è calcolata sulla base dei dati finanziari dell’impresa colpita confrontando quelli dei sei mesi successivi al 21 agosto 2017 con la media dei tre anni scelti tra i cinque anni – ove disponibili – precedenti il verificarsi degli eventi sismici, escludendo il migliore e il peggiore risultato finanziario e calcolata per lo stesso semestre dell’anno.
Ai fini della concessione del contributo, la perdita di reddito e il nesso di causalità con gli eventi sismici deve essere attestato con la perizia giurata di un esperto indipendente. Con successivo decreto ministeriale sono definite le modalità di richiesta, calcolo e concessione del contributo spettante.


 

DL fiscale alla Camera: nuove detrazioni

 


Il Senato ha approvato l’emendamento interamente sostitutivo del ddl n. 2942, di conversione in legge del D.L. n. 148/2017 (c.d. “Decreto fiscale”), che recepisce le modifiche apportate dalla Commissione Bilancio. Il testo introduce importanti novità sulla detrazione fiscale per i contributi associativi versati alle società di mutuo soccorso e sulla detraibilità degli alimenti a fini medici speciali.

Relativamente ai contributi associativi versati dai soci alle società di mutuo soccorso, al fine di assicurare ai soci un sussidio nei casi di malattia, di impotenza al lavoro o di vecchiaia, ovvero, in caso di decesso, un aiuto alle loro famiglie, la detrazione del 19% è ammessa per un importo non superiore, dei suddetti contributi, a € 1.300. In precedenza, invece, era ammessa solo per importi superiori al citato limite.


Vengono inoltre ricomprese nell’ambito delle detrazioni delle spese sanitarie, anche quelle sostenute per l’acquisito di alimenti e fini medici speciali, con l’esclusione di quelli destinati ai lattanti.
La detrazione per le suddette spese sanitarie è del 19% per la parte eccedente € 129,00 ed è prevista limitatamente ai periodi di imposta in corso al 31 dicembre 2017 e al 31 dicembre 2018.

 

Voucher digitalizzazione: ulteriori risposte dal MISE (1/2)

 


Il Ministero dello sviluppo economico, in merito al contributo tramite voucher alle micro, piccole e medie imprese per la digitalizzazione dei processi aziendali e l’ammodernamento tecnologico, con le FAQ del 17 novembre 2017 fornisce ulteriori risposte sui.

Nello specifico:
– possono presentare domanda di agevolazione esclusivamente le imprese che, indipendentemente dalla forma giuridica o dal regime contabile adottato, risultano iscritte nel Registro delle Imprese. Pertanto, i soggetti registrati unicamente presso il Repertorio Economico Amministrativo (REA) delle Camere di Commercio (ad esempio gli enti pubblici non economici, le associazioni riconosciute e non, le fondazioni, i comitati, gli organismi religiosi), non rientrano tra i soggetti ammissibili alle agevolazioni in esame;
– un’impresa che ha avviato la procedura concordato preventivo con continuità aziendale non può presentare domanda di accesso alle agevolazioni;
– con riferimento agli ambiti di attività di miglioramento dell’efficienza aziendale, modernizzazione dell’organizzazione del lavoro e sviluppo di soluzioni di e-commerce, non sono ammissibili le spese per i canoni relativi a servizi informatici (per es. i canoni di abbonamento per il cloud storage) o per il noleggio di attrezzature informatiche;
– sono ammissibili i costi sostenuti per l’acquisto a tempo determinato di licenze d’uso dei software, fermo restando l’osservanza da parte dell’impresa beneficiaria dell’obbligo di mantenere nei 3 anni successivi alla data di erogazione del Voucher le componenti hardware e software agevolate nell’unità produttiva interessata dal progetto agevolato;
– le spese connesse alla partecipazione a corsi e all’acquisizione di servizi di formazione qualificata sono ammissibili alle condizioni indicate dalla normativa di riferimento, tra le quali non sono previste restrizioni in merito di requisiti dei fornitori dei predetti servizi di formazione. Al fine di consentire i controlli, le imprese beneficiarie sono tenute a conservare la documentazione giustificativa attestante l’effettiva fruizione dei servizi oggetto del Voucher (a titolo esemplificativo, nel caso di servizi di formazione qualificata gli attestati individuali di partecipazioni ai corsi, i cv dei docenti etc);
– l’impresa beneficiaria può utilizzare un conto corrente, anche non dedicato, per il pagamento delle spese previste nell’ambito del progetto agevolato. I pagamenti devono, comunque, essere effettuati esclusivamente attraverso il conto corrente prescelto;
– in fase di domanda di agevolazioni l’impresa è tenuta ad indicare esclusivamente, per ogni ambito di intervento, la tipologia di bene e/o servizio previsto (software, hardware, servizi di consulenza, opere infrastrutturali e tecniche e servizi di formazione) e il relativo importo. In fase di erogazione, l’impresa assegnataria del Voucher può rendicontare spese riferibili anche a tipologie di beni e/o di servizi diverse rispetto a quanto indicato in domanda, fermo restando che le spese rendicontate possono essere ammissibili nel limite dell’importo previsto in domanda per ciascun ambito di attività;
– l’impresa beneficiaria può acquistare i beni e/o i servizi previsti da fornitori con sede all’estero. Il fornitore è tenuto a rilasciare la liberatoria sottoscritta, allegando pertanto fotocopia del documento d’identità del dichiarante o sottoscritta con firma digitale;
– la condizione che i beni e/o i servizi siano acquisiti da terzi che non hanno relazioni con l’acquirente è derivata da una specifica disposizione prevista in tal senso dalla Commissione europea in materia di aiuti di stato. A tal fine la stessa Commissione ha chiarito che le parti devono essere indipendenti e non deve esservi, per lo meno, alcuna influenza (decisiva o meno) sulla composizione, sulle votazioni, e sulle decisioni degli organi di un’impresa. Ecco perché anche la sussistenza di una piccola partecipazione al capitale (ad esempio: 1%) indicherebbe che le parti non sono indipendenti e questo sia nel caso in cui la partecipazione è detenuta dall’impresa beneficiaria nell’impresa fornitrice sia nel caso cui, invece, è il fornitore a detenere la partecipazione nell’impresa beneficiaria.