Incumulabilità della “pensione quota 100” con i redditi da lavoro

 


L’INPS con la circolare 9 agosto 2019, n. 117 fornisce chiarimenti in merito all’incumulabilità della “pensione quota 100” con i redditi da lavoro, nonché chiarimenti relativamente alla valutazione dei periodi di lavoro svolti all’estero e in tema di decorrenza del trattamento pensionistico.

Ai fini del conseguimento della pensione anticipata, definita “pensione quota 100”, è richiesta la cessazione del rapporto di lavoro dipendente. Per i medesimi fini, non è invece richiesta la cessazione dell’attività di lavoro autonomo (ad esempio, cancellazione dagli elenchi dei lavoratori autonomi, dall’iscrizione camerale, dagli albi professionali, chiusura della partita IVA, etc.), stante la previsione normativa dell’incumulabilità della pensione con i redditi da lavoro e non anche dell’incompatibilità della stessa con lo svolgimento dell’attività lavorativa.
Pertanto, in caso di svolgimento di attività di lavoro autonomo, fermo restando l’obbligo del versamento della contribuzione obbligatoria presso la relativa gestione, i redditi eventualmente percepiti a seguito dello svolgimento della predetta attività rilevano, ai fini della incumulabilità della “pensione quota 100”.
I redditi derivanti dallo svolgimento di attività lavorativa diversa da quella autonoma occasionale, che rilevano ai fini dell’incumulabilità della pensione, sono quelli percepiti nel periodo compreso tra la data di decorrenza del trattamento pensionistico e la data di compimento dell’età richiesta per la pensione di vecchiaia, a condizione che tali redditi siano riconducibili ad attività lavorativa svolta nel medesimo periodo.
I redditi da lavoro autonomo e d’impresa rilevano al lordo delle ritenute erariali ed al netto dei contributi previdenziali ed assistenziali dovuti all’Istituto per costituire la propria posizione previdenziale.
La pensione è cumulabile con i redditi derivanti da lavoro autonomo occasionale nel limite di 5.000 euro lordi annui. Il superamento del menzionato limite di importo determina l’incumulabilità della pensione con il reddito da lavoro. Ai fini della verifica del superamento di detto limite di importo rileva il reddito annuo derivante dallo svolgimento di lavoro autonomo occasionale, compreso, pertanto, quello riconducibile all’attività svolta nei mesi dell’anno precedenti la decorrenza della pensione e/o successivi al compimento dell’età richiesta per la pensione di vecchiaia.
Il pagamento della pensione è sospeso nell’anno in cui siano stati percepiti i redditi da lavoro, nonché nei mesi dell’anno, precedenti quello di compimento dell’età richiesta per la pensione di vecchiaia, in cui siano stati percepiti i predetti redditi. Pertanto, i ratei di pensione relativi a tali periodi non devono essere corrisposti ovvero devono essere recuperati ove già posti in pagamento.
Ai fini dell’accertamento dell’incumulabilità della “pensione quota 100” con i redditi da lavoro, i titolari di pensione devono presentare all’INPS un’apposita dichiarazione (mod. “Quota 100”), anche in via preventiva, riguardante lo svolgimento di qualsiasi attività lavorativa dipendente o autonoma da cui derivino redditi incumulabili con la “pensione quota 100”, salvo che non si tratti di redditi di importo inferiore a € 5.000 lordi annui derivanti da attività autonoma occasionale.
A seguito di tale segnalazione, l’Istituto provvede alla sospensione del trattamento pensionistico e al recupero delle mensilità corrisposte con riferimento all’anno in cui sia percepito il reddito secondo i criteri sopra esposti.
In ogni caso, l’Istituto verificherà l’eventuale percezione di redditi da lavoro dipendente e/o autonomo incumulabili con la “pensione quota 100” anche attraverso la fornitura dei dati reddituali da parte dell’Agenzia delle Entrate e verifiche effettuate attraverso l’utilizzo di tutte le banche dati disponibili.

Con riferimento alla valorizzazione dei periodi di lavoro svolto all’estero ai fini del conseguimento della “pensione quota 100”, anche con il cumulo dei periodi assicurativi presso due o più gestioni previdenziali, trovano applicazione i chiarimenti nel tempo forniti dal Ministero del Lavoro e delle politiche sociali per l’accesso alla pensione di anzianità/anticipata.
Il requisito contributivo previsto per la “pensione quota 100” può essere perfezionato anche con la contribuzione estera non coincidente maturata in Paesi a cui si applicano i regolamenti dell’Unione Europea di sicurezza sociale ovvero in Paesi extracomunitari legati all’Italia da convenzioni bilaterali di sicurezza sociale, che prevedono la totalizzazione internazionale. In tali casi, la totalizzazione è possibile solo se risulti perfezionato in Italia il minimale di contribuzione previsto dalla normativa dell’Unione Europea (52 settimane) o dalle singole convenzioni.
Tale indicazione trova applicazione anche nel caso in cui l’interessato chieda di conseguire la “pensione quota 100” con il cumulo dei periodi assicurativi ai sensi del comma 2 dell’articolo 14 del D.L. n. 4/2019, a condizione che almeno una delle gestioni previdenziali interessate al cumulo rientri nel campo di applicazione del regime convenzionale da applicare. Nel caso di cumulo dei periodi assicurativi presso più gestioni rientranti nel campo di applicazione del regime convenzionale da applicare, i periodi esteri sono valorizzati nella gestione previdenziale che assicura il calcolo della pensione più favorevole.
Anche in tali casi, la durata totale dei periodi assicurativi maturati in Italia, calcolata anche sommando più gestioni tra quelle interessate al cumulo, non dovrà essere inferiore al requisito contributivo minimo richiesto per l’accesso alla totalizzazione previsto dalla normativa dell’Unione Europea (52 settimane) o dalle singole convenzioni bilaterali.
La contribuzione estera deve essere considerata anche nelle ipotesi in cui abbia già dato luogo alla liquidazione di una pensione estera, ma non anche nel caso in cui abbia dato luogo alla liquidazione di una pensione italiana in regime di convenzione internazionale. Pertanto, la titolarità di un trattamento pensionistico estero non preclude la possibilità di avvalersi della “pensione quota 100”, mentre la titolarità di una pensione italiana in regime di convenzione internazionale preclude il conseguimento della “pensione quota 100”.
Poiché per il conseguimento del trattamento pensionistico in esame è necessaria la cessazione del rapporto di lavoro dipendente, si ribadisce che la cessazione dell’attività lavorativa all’estero è equiparata alla cessazione dell’attività lavorativa svolta in Italia.


 

Il “DL Sicurezza bis” diventa legge

 


In gazzetta ufficiale, la legge 8 agosto 2019, n. 77 di conversione del decreto-legge 14 giugno 2019, n. 53, recante disposizioni urgenti in materia di ordine e sicurezza pubblica, in vigore dal 10 agosto 2019.

All’articolo 2 “Inottemperanza a limitazioni o divieti in materia di ordine, sicurezza pubblica e immigrazione” sono state apportate diverse modifiche. In caso di violazione del divieto di ingresso, transito o sosta in acque territoriali italiane, salve le sanzioni penali quando il fatto costituisce reato, si applica al comandante della nave la sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 150.000 a euro 1.000.000. La responsabilità solidale si estende all’armatore della nave. E’ sempre disposta la confisca della nave utilizzata per commettere la violazione, procedendosi immediatamente a sequestro cautelare. A seguito di provvedimento definitivo di confisca, sono imputabili all’armatore e al proprietario della nave gli oneri di custodia delle imbarcazioni sottoposte a sequestro cautelare.
Le navi sequestrate possono essere affidate dal prefetto in custodia agli organi di polizia, alle Capitanerie di porto o alla Marina militare ovvero ad altre amministrazioni dello Stato che ne facciano richiesta per l’impiego in attività istituzionali. Gli oneri relativi alla gestione dei beni sono posti a carico dell’amministrazione che ne ha l’uso, senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.
Quando il provvedimento che dispone la confisca diviene inoppugnabile, la nave è acquisita al patrimonio dello Stato e, a richiesta, assegnata all’amministrazione che ne ha avuto l’uso. La nave per la quale non sia stata presentata istanza di affidamento o che non sia richiesta in assegnazione dall’amministrazione che ne ha avuto l’uso è, a richiesta, assegnata a pubbliche amministrazioni per fini istituzionali ovvero venduta, anche per parti separate. Gli oneri relativi alla gestione delle navi sono posti a carico delle amministrazioni assegnatarie. Le navi non utilmente impiegabili e rimaste invendute nei due anni dal primo tentativo di vendita sono destinate alla distruzione.
Le somme derivanti dalle sanzioni amministrative per le violazioni commesse, nonché quelle derivanti dalla vendita delle navi o di parti di esse, sono versate ad apposito capitolo dell’entrata del bilancio dello Stato per essere riassegnate a un apposito fondo istituito nello stato di previsione del Ministero dell’interno, da ripartire, su richiesta delle amministrazioni interessate, ai fini del concorso agli oneri di gestione, di custodia e di distruzione delle navi ad esse assegnate.


Dopo l’articolo 3 è inserito l’articolo 3-bis: gli ufficiali e gli agenti di polizia giudiziaria procedono all’arresto di chiunque è colto in flagranza nel delitto di resistenza o di violenza contro una nave da guerra.


L’articolo 4 “Potenziamento delle operazioni di polizia sotto copertura” viene completamente sostituito.


All’articolo 5 si prevede, tra l’altro, che le modalità di comunicazione, con mezzi informatici o telematici, dei dati delle persone alloggiate siano integrate con decreto del Ministro dell’interno al fine di consentire il collegamento diretto tra i sistemi informatici delle autorità di pubblica sicurezza e i sistemi gestionali delle strutture ricettive.


All’articolo 6 viene ulteriormente disposto che quando il fatto è commesso in modo da creare un concreto pericolo per l’integrità delle cose, la pena è della reclusione da sei mesi a due anni.


Dopo l’articolo 8 sono inserite le disposizioni relative al potenziamento dei presidi delle Forze di polizia, all’incremento del monte ore di lavoro straordinario per il personale operativo del Corpo nazionale dei vigili del fuoco e le disposizioni urgenti in materia di personale dell’Amministrazione civile dell’interno.


Anche dopo l’articolo 10 sono inserite altre disposizioni. In particolare, le misure per l’approvvigionamento dei pasti per il personale delle Forze di polizia impegnato in servizi di ordine pubblico fuori sede e quelle sul raccordo e coordinamento degli istituti, scuole e centri di formazione e addestramento della Polizia di Stato.


Dopo l’articolo 12, invece, sono aggiunte le misure urgenti per assicurare la funzionalità del Ministero dell’interno e le disposizioni sull’alimentazione del fondo risorse decentrate per il personale contrattualizzato non dirigenziale dell’Amministrazione civile dell’interno.


Alcune modifiche sono state apportate anche all’articolo 13 contenente misure per il contrasto di fenomeni di violenza connessi a manifestazioni sportive e, infine, dopo l’articolo 17 è inserito l’articolo 17-bis (Procedura concorsuale per l’accesso alla qualifica di capo squadra del Corpo nazionale dei vigili del fuoco) che prevede l’applicazione delle disposizioni di cui all’articolo 14-septies, comma 3, del decreto legislativo 29 maggio 2017, n. 97 anche alla procedura concorsuale per l’accesso alla qualifica di capo squadra del Corpo nazionale dei vigili del fuoco con decorrenza dal 1° gennaio 2019 per un numero di posti corrispondente a quelli vacanti al 31 dicembre 2018 nel ruolo dei capi squadra e dei capi reparto.


 

Cessione d’azienda illegittima, la natura di “retribuzione” esclude la detraibilità dell’aliunde perceptum

 


Non solo in tema di interposizione di manodopera, ma anche avuto riguardo alla fattispecie della cessione del ramo d’azienda, ove ne venga accertata l’illegittimità e dichiarata l’esistenza di un rapporto di lavoro a tempo indeterminato, l’omesso ripristino del rapporto di lavoro ad opera del committente/cedente determina l’obbligo di quest’ultimo di corrispondere le retribuzioni, a decorrere dalla messa in mora. Di qui, non trova applicazione il principio della compensatio lucri cum damno su cui si fonda la detraibilità dell’aliunde perceptum dal risarcimento (Corte di Cassazione, sentenza 07 agosto 2019, n. 21159).


Una Corte di appello territoriale, confermando la pronuncia di primo grado, aveva respinto l’opposizione a un decreto ingiuntivo emesso nei confronti di un datore di lavoro per il pagamento di un importo a titolo di retribuzione, successivamente ad altra sentenza con cui era stata dichiarata l’inefficacia del trasferimento di ramo d’azienda avvenuto in favore di altro datore di lavoro e della correlata cessione del contratto di lavoro del prestatore. Secondo la Corte territoriale non risultava che il lavoratore avesse, nel periodo in controversia, percepito redditi da portare in detrazione rispetto a quanto dovuto dal datore di lavoro ingiunto, a parte l’indennità di mobilità che però si sottraeva al regime della “compensatio lucri cum damno”.
Ricorre così in Cassazione il datore di lavoro, lamentando la falsa applicazione della legge per mancata detrazione a titolo di aliunde perceptum.
Per la Suprema Corte, il ricorso non è fondato. La questione della natura dei crediti vantati dal lavoratore per effetto del mancato ripristino del rapporto di lavoro da parte del datore di lavoro cedente, nonostante la sentenza di accertamento della illegittimità della cessione del ramo d’azienda, con decorrenza dalla messa in mora, trova soluzione nel senso della natura retributiva e non più risarcitoria (Corte di Cassazione – S.U., sentenza 7 febbraio 2018, n. 2990). Non solo in tema di interposizione di manodopera, ma anche avuto riguardo alla fattispecie della cessione del ramo d’azienda, ove ne venga accertata l’illegittimità e dichiarata l’esistenza di un rapporto di lavoro a tempo indeterminato, l’omesso ripristino del rapporto di lavoro ad opera del committente/cedente determina l’obbligo di quest’ultimo di corrispondere le retribuzioni, a decorrere dalla messa in mora. Pertanto, una volta sancita la natura retributiva delle somme da erogarsi dal cedente inadempiente al comando giudiziale ed escluso che la richiesta di pagamento del lavoratore abbia titolo risarcitorio, non trova applicazione il principio della compensatio lucri cum damno su cui si fonda la detraibilità dell’aliunde perceptum dal risarcimento e, quindi, di detraibilità dell’indennità di mobilità non è dato parlare.


 

Decreto “tutela lavoro e crisi aziendali”

 


Il Consiglio dei Ministri ha approvato, salvo intese, un decreto-legge che introduce disposizioni urgenti per la tutela del lavoro e per la risoluzione di crisi aziendali. Il testo mira, in particolare, a garantire la tutela economica e normativa di alcune categorie di lavoratori particolarmente deboli, come riders, lavoratori con disabilità, lavoratori socialmente utili (LSU) e di pubblica utilità (LPU), precari.


Riders: definita la disciplina
Al fine di promuovere un’occupazione dignitosa ed accrescere i livelli di tutela per i prestatori occupati con rapporti di lavoro non subordinato, il decreto legge prevede livelli minimi di tutela dei lavoratori impiegati nelle attività di consegna di beni per conto altrui, in ambito urbano e con l’ausilio di veicoli a due ruote o assimilabili, anche attraverso piattaforme
digitali. Si considerano piattaforme digitali i programmi e le procedure informatiche delle imprese che, indipendentemente dal luogo di stabilimento, mettono in relazione a distanza per via elettronica le persone per le attività di consegna di beni, determinando le caratteristiche della prestazione o del servizio che sarà fornito e fissandone il prezzo.
Il Legislatore definisce, in primis, la retribuzione dei lavoratori in questione: possono essere retribuiti in base alle consegne effettuate purché in misura non prevalente. I contratti collettivi possono definire schemi retributivi modulari e incentivanti, che tengano conto delle modalità di svolgimento della prestazione e dei diversi modelli organizzativi. La retribuzione base oraria è riconosciuta a condizione che, per ciascuna ora lavorativa, il lavoratore accetti almeno una chiamata.
In secondo luogo, il decreto legge si occupa della copertura assicurativa obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali di tali soggetti. I prestatori di lavoro in questione, infatti, a prescindere dalla qualificazione giuridica del rapporto intercorrente con l’impresa titolare della piattaforma digitale, sono soggetti alla copertura assicurativa obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali.
Ai fini dell’assicurazione INAIL, l’impresa titolare della piattaforma digitale è tenuta dunque a tutti gli adempimenti del datore di lavoro previsti dal decreto del Presidente della Repubblica 30 giugno 1965, n. 1124.
L’impresa titolare della piattaforma digitale è comunque tenuta nei confronti dei suddetti lavoratori a propria cura e spese al rispetto del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81.
Al fine di assicurare il monitoraggio e la valutazione delle disposizioni è istituito, presso il Ministero del lavoro, un osservatorio permanente, presieduto dal Ministro o da un suo delegato e composto da rappresentati dei datori di lavoro e dei lavoratori.
Il decreto legge estende ai lavoratori delle piattaforme digitali l’articolo 2, D.Lgs. n. 81/2015, secondo il quale “… si applica la disciplina del rapporto di lavoro subordinato anche ai rapporti di collaborazione che si concretano in prestazioni di lavoro esclusivamente personali, continuative e le cui modalità di esecuzione sono organizzate dal committente anche con riferimento ai tempi e al luogo di lavoro”.


DIS – COLL
Il Legislatore, inoltre, ampliata la platea dei lavoratori con rapporto di collaborazione coordinata e continuativa che abbiano perduto involontariamente la propria occupazione, cui può essere riconosciutala DIS-COLL: il numero di mesi di contribuzione, necessari nell’anno precedente la cessazione del rapporto di lavoro,per ottenerlascende da tre a uno soltanto.


Fondo per il diritto al lavoro dei disabili
Si stabilisce che il Fondo per il diritto al lavoro dei disabili è altresì alimentato da versamenti da parte di soggetti privati a titolo spontaneo e solidale. Le somme sono versate all’entrata del bilancio dello Stato per essere successivamente riassegnate al medesimo Fondo, nell’ambito dello stato di previsione della spesa del Ministero del lavoro, secondo modalità da definirsi con apposito decreto.


Crisi industriali
Al fine di salvaguardare i livelli occupazionali e garantire sostegno al reddito dei lavoratori coinvolti, il provvedimento reca altresì disposizioni per fare fronte ad alcune importanti crisi industriali in corso nel Paese (aree di crisi industriale complessa delle Regioni Sardegna e Sicilia, di Isernia e a tutela di imprese in crisi), disposizioni in materia di Ilva, nonché norme volte ad agevolare l’accesso di aziende edili in crisi al fondo salva opere.
Anpal servizi S.p.a e Inps


Stanziate infine ulteriori risorse per le spese di personale Anpal servizi S.p.a ed una rideterminazione dell’organico Inps, anche per far fronte alle novità introdotte con il reddito di cittadinanza.


 

Pubblici Esercizi: accordo territoriale Roma per la detassazione dei premi

 

Sottoscritto il giorno 6/8/2019, tra CONFCOMMERCIO Roma e FILCAMS-CGIL Roma Lazio, FISASCAT-CISL Roma Capitale e Rieti, UILTUCS Roma Lazio, l’accordo territoriale Roma, per la detassazione dei premi di produttività dei Pubblici Esercizi.

Le Parti nel condividere le finalità della normativa vigente in materia di produttività e incentivi, definiscono con il presente accordo, in attuazione dell’art. 2 del Decreto Interministeriale 25/3/2016, i seguenti criteri di misurazione degli incrementi di produttività, redditività, qualità, efficienza e innovazione:
– incremento del fatturato aziendale, ovvero del valore dei ricavi e/o del valore degli incassi su base annua;
– incrementi di redditività risultanti dal bilancio;
– riduzione del costo del lavoro, da ottenersi con diminuzione del ricorso al lavoro straordinario e/o supplementare, con mantenimento dell’attività svolta nel suo complesso;
– riduzione assenteismo mediante l’erogazione di premi presenza;
– riduzione dei costi di esercizio generali, ivi compresi quelli relativi alle forniture di materiali, beni, prodotti, anche scaturenti da rinegoziazioni di contratti di fornitura aziendale;
– riorganizzazione interna del personale, finalizzata al recupero di produttività aziendale, mediante impiego di interventi di flessibilità dell’orario di lavoro;
– adozione di misure volte a favorire l’articolazione flessibile, nei tempi e nei luoghi del lavoro subordinato mediante la promozione di forme di smart working/lavoro agile finalizzate ad incrementare la produttività del lavoro e agevolare la conciliazione dei tempi di vita e lavoro;
– incremento dell’indice di soddisfazione dei clienti, da rilevarsi attraverso la somministrazione di specifici questionari di gradimento dei servizi erogati o dei prodotti forniti;
– riduzione dei tempi di commessa;
– riduzione del numero degli infortuni sul lavoro;
– riduzione del differenziale tra costi previsti e costi effettivi.


Coinvolgimento paritetico dei lavoratori nell’organizzazione del lavoro
Ai sensi dell’art. 1, comma 189, della legge di Stabilità 2016 e ss.mm.ii. il limite di 3.000 euro lordi è aumentato fino ad un importo non superiore a 4.000 euro per le aziende che coinvolgono pariteticamente i lavoratori nell’organizzazione del lavoro.


Trattamento fiscale speciale dei premi di produzione erogati in denaro
Le erogazioni economiche, riconosciute ai lavoratori a titolo di premi o incentivi di produzione, legate al raggiungimento degli obiettivi determinati sulla base dei criteri di rilevazione individuai dal presente accordo, scontano l’imposta sostitutiva agevolata del 10%.


Ipotesi di erogazione sostitutiva dei premi di produzione mediante servizi di welfare aziendale
Al fine di consentire un maggiore beneficio economico e sociale ai Lavoratori ed alle Imprese, le parti convengono che i premi di produttività potranno essere riconosciuti ai Lavoratori stessi, che ne facciano esplicita e formale richiesta, nel loro controvalore lordo complessivo o parziale, attraverso la fruizione di servizi di welfare, anche a favore di persone componenti il nucleo familiare dei Lavoratori, o con loro conviventi, come individuate dall’art. 433 c.c.
I servizi di welfare aziendale di cui al punto che precede, alternativi alla corresponsione dei premi in denaro, potranno essere posti a disposizione dei lavoratori mediante specifici documenti di legittimazione individuali e nominativi, predisposti sia in formato cartaceo, sia in formato elettronico.
Detti voucher saranno esclusivamente nominativi e non smobilizzabili, sicché non potranno essere oggetto di cessione a terzi, ovvero di successiva conversione in denaro, e dovranno essere fruiti unitariamente, per l’intero valore nominale, senza che possano prevedersi integrazioni economiche a carico dei lavoratori beneficiari.


Procedure di applicabilità
Le Parti convengono che al presente accordo potranno aderire solo le aziende che applicano il CCNL per i dipendenti da aziende dei settori Pubblici Esercizi, Ristorazione collettiva e Commerciale e Turismo, in regola con gli obblighi in materia di contribuzione e di legislazione sul lavoro, nonché con il versamento dei contributi previsti a favore dell’Ente Bilaterale territoriale (EBTL). A tal fine, le aziende dovranno notificare alla Confcommercio Roma ed all’Ente Bilaterale Turismo del Lazio, l’adesione al presente accordo per consentire alle Parti sottoscrittrici il monitoraggio dell’applicazione dell’istituto e la verifica dei requisiti previsti dal presente accordo.
La Confcommercio Roma dichiara e le OO.SS. ne prendono atto che l’iscrizione ed il mandato di rappresentanza a favore della stessa, sono requisiti indispensabili per l’applicazione del presente Accordo.


Validità e sfera di applicazione
Il presente accordo entra in vigore dalla data di sottoscrizione e successivamente, esso si intenderà tacitamente rinnovato di anno in anno, salvo disdetta mediante formale comunicazione da trasmettersi con preavviso di almeno quattro mesi rispetto a ciascuna scadenza annuale.
Il presente accordo è applicabile a favore dei lavoratori in forza al momento dell’erogazione del premio.


Le agevolazioni fiscali saranno applicate nei confronti:
– dei lavoratori dipendenti da datori di lavoro con sede legale nel territorio di Roma e Lazio, anche se occupati presso unità produttive o operative situate al di fuori del suddetto territorio di Roma e Lazio informandone la rispettiva RSA/RSU, ove presente, e/o i dipendenti interessati;
– dei lavoratori dipendenti da datori di lavoro con sede legale in altre province, occupati presso altre unità produttive o operative informandone la rispettiva RSA/RSU, ove presente, e/o i dipendenti interessati.