Dirigenti Aziende Commerciali: Accordo 10/9/2019

 

Firmato il 10/9/2019, tra CONFCOMMERCIO Imprese per l’Italia e MANAGERITALIA, l’accordo in materia di welfare e bilateralità

Con l’accordo firmato il 10 settembre 2019, che succede all’intesa dell’11 luglio 2019 con la quale le Parti, al fine di consentire la definizione di un quadro di riferimento legislativo e contrattuale di maggiore stabilità, hanno prorogato la vigenza del CCNL per i dirigenti del Terziario, della Distribuzione e Servizi fino al 31/12/2019, le Parti nell’ambito della stessa finalità, hanno inteso rafforzare, i sistemi di welfare e bilateralità contrattuale.
Pertanto, al fine di garantire il processo di riallineamento della previdenza complementare del Fondo Mario Negri, esse hanno concordato che per il periodo di proroga del suddetto CCNL (1/1/2019 – 31/12/2019) l’aliquota del contributo integrativo passa dall’attuale 2,11% al 2,15% della retribuzione convenzionale annua di cui al comma 8 dell’art. 25 del CCNL.
Inoltre, hanno disposto che a decorrere dal 10/9/2019, i redditi derivanti da Piani Azionari, o comunque da piani retributivi basati su strumenti finanziari, non rilevano ai fini del calcolo del TFR, degli istituti contrattuali diretti o indiretti e del calcolo dell’indennità sostitutiva del preavviso.
Infine, per tutto quanto non previsto dall’accordo 10/9/2019, si rinvia alle disposizioni del vigente CCNL ed alle successive integrazioni, che si intendono così confermate fino al 31/12/2019.

 

Reddito di cittadinanza: applicazione maxisanzione

 


L’art. 7, comma 15 bis del D.L. n. 4/2019, prevede l’applicazione dell’aumento del 20% degli importi della c.d. maxisanzione, già previsto dall’art. 3, comma 3 quater, D.L. n. 12/2002, anche in caso di impiego di lavoratori beneficiari del Rdc. L’Ispettorato nazionale del lavoro – con Nota 11 settembre 2019, n. 7964 – ha chiarito che la suddetta aggravante trova applicazione non solo nell’ipotesi in cui il lavoratore “in nero” sia l’effettivo richiedente del reddito, ma anche qualora lo stesso, pur non essendo il diretto richiedente, appartenga comunque al nucleo familiare che risulta destinatario del beneficio.


Con Circolare n. 8/2019, l’Ispettorato nazionale del lavoro ha ricordato le fattispecie di reato individuate dall’art. 7 del D.L. n. 4/2019. In particolare, il comma 1 punisce con la reclusione da due a sei anni, salvo che il fatto non costituisca più grave reato, la condotta di “chiunque, al fine di ottenere indebitamente il beneficio di cui all’articolo 3, rende o utilizza dichiarazioni o documenti falsi o attestanti cose non vere, ovvero omette informazioni dovute (…)”. Si tratta, pertanto, di una condotta rilevante in fase di presentazione della domanda di fruizione del Rdc.
Il comma 2 del medesimo articolo punisce con la reclusione da uno a tre anni “l’omessa comunicazione delle variazioni del reddito o del patrimonio, anche se provenienti da attività irregolari, nonché di altre informazioni dovute e rilevanti ai fini della revoca o della riduzione del beneficio entro i termini di cui all’articolo 3, commi 8, ultimo periodo, 9 e 11 (…)”. Tale fattispecie si configura, quindi, in un momento successivo alla concessione del beneficio.
L’art. 7, comma 15 bis, prevede l’applicazione dell’aumento del 20% degli importi della c.d. maxisanzione, già previsto dall’art. 3, comma 3 quater, D.L. n. 12/2002, anche in caso di impiego di lavoratori beneficiari del Rdc.
In seguito alla richiesta di chiarimenti sull’applicazione dell’aggravante sanzionatoria di cui all’art. 3, comma 3 quater, D.L. n. 12/2002, l’Ispettorato nazionale del lavoro ha chiarito che la suddetta aggravante trova applicazione non solo nell’ipotesi in cui il lavoratore “in nero” sia l’effettivo richiedente del reddito, ma anche qualora lo stesso, pur non essendo il diretto richiedente, appartenga comunque al nucleo familiare che, per definizione contenuta nell’art. 2, comma 1, del D.L. n. 4/2019, risulta destinatario del beneficio (Nota 11 settembre 2019, n. 7964).
In particolare, l’ipotesi di reato di cui al citato comma 1 fa riferimento ai casi in cui il richiedente abbia fornito informazioni non vere all’atto della presentazione della domanda e non abbia integrato, entro trenta giorni dalla stessa, le informazioni rese tramite il modello Rdc – Com ridotto, in questo caso quindi rileva, ai fini della configurabilità del reato, l’attività lavorativa “in nero” svolta prima della presentazione della domanda di RDC da parte di uno dei componenti del nucleo. L’omissione di tale informazione integra la fattispecie di reato a carico del richiedente anche laddove non coincida con il lavoratore “in nero”.
Per la fattispecie di cui al comma 2 dell’art. 7, la cui condotta è imputabile al lavoratore, rileva l’attività lavorativa “in nero” iniziata dopo la presentazione della domanda di reddito ove la stessa non sia stata integrata con le informazioni relative ai compensi percepiti con il modello RDC Com esteso, in tal caso, quindi, la comunicazione di reato andrà fatta a carico del lavoratore “in nero”.
 


 

Formazione 4.0 per le imprese artigiane del Trentino

 


Siglato il 20/8/2019, tra l’Associazione Artigiani Trentino e la CGIL del Trentino, la CISL del Trentino, la UIL del Trentino, l’accordo sulla formazione 4.0 applicabile alle imprese artigiane del Trentino.

L’Accordo in oggetto è applicabile alle imprese che abbiano conferito espresso mandato alle organizzazioni datoriali firmatarie del presente Accordo e/o applichino e rispettino integralmente i contratti collettivi sottoscritti dalle organizzazioni firmatarie del presente Accordo.
Per beneficiare del credito d’imposta le attività formative dovranno:
a) essere svolte per acquisire o consolidare le conoscenze tecnologiche previste dal Piano nazionale impresa 4.0;
b) valorizzare e rafforzare le competenze dei neoassunti, sviluppare le competenze dei dipendenti assunti, facilitare l’acquisizione di nuove competenze e agevolare i processi di riqualificazione resi necessari alla luce delle trasformazioni in atto;
c) riguardare gli ambiti di cui all’allegato A della Legge n. 205 del 27/12/2017;
d) essere programmate sulla base di una durata minima di 16 ore.
Al termine dell’attività formativa dovrà essere rilasciata a ciascun dipendente, con apposita dichiarazione del titolare/legale rappresentante dell’impresa, l’attestazione dell’effettiva partecipazione alle attività formative agevolabili, con indicazione dell’ambito o degli ambiti aziendali, di applicazione delle conoscenze o delle competenze acquisite o consolidate dai dipendente in esito alle attività formative svolte.

 

Omesso versamento ritenute previdenziali, il DM10 come prova della corresponsione delle retribuzioni

 


La presentazione da parte del datore di lavoro degli appositi modelli DM 10/2 – attestanti le retribuzioni corrisposte ai dipendenti e l’ammontare degli obblighi contributivi – è valutabile, in assenza di elementi di segno contrario, come prova della effettiva corresponsione degli emolumenti ai lavoratori per effetto della attestazione di avvenuta ricezione in via telematica dei modelli da parte dell’Inps e della testimonianza sul punto del funzionario accertatore (Corte di Cassazione, sentenza 11 settembre 2019, n. 37538).


Una Corte di appello territoriale, in parziale riforma della sentenza del Tribunale di primo grado, aveva rideterminato la pena inflitta all’amministratore unico di una SRL, per il reato di omesso versamento delle ritenute previdenziali (art. 2, co. 1-bis, D.L. 12 settembre 1983, n. 463, conv. in L. 11 novembre 1983, n. 638).
Avverso il predetto provvedimento viene proposto ricorso in Cassazione, lamentando che non era stata raggiunta la prova dell’effettivo pagamento delle retribuzioni ai dipendenti, laddove l’obbligo del versamento previdenziale è legato non alla prestazione lavorativa ma al saldo delle stesse retribuzioni. Altresì, il primo giudice aveva fatto riferimento all’avvenuto controllo del modello DM10 e non invece alla non eseguita verifica dell’effettiva corresponsione delle retribuzioni.
Per la Suprema Corte il ricorso non è fondato. In tema di omesso versamento delle ritenute previdenziali ed assistenziali, infatti, la presentazione da parte del datore di lavoro degli appositi modelli DM10, attestanti l’effettiva corresponsione delle retribuzioni ai dipendenti in mancanza di elementi contrari, può essere dimostrata in giudizio, anche in base alla testimonianza del funzionario dell’ente previdenziale, non essendo necessaria la relativa produzione documentale, se l’imputato non ne contesti l’invio. Nella specie, non era stata sollevata alcuna contestazione al riguardo, sicchè non era mai stata revocata in dubbio la spedizione dei modelli all’Istituto previdenziale. Le uniche questioni, semmai, potevano essere legate alla sussistenza dell’elemento soggettivo, ossia all’allegazione di una crisi di liquidità della società, di cui il ricorrente era legale rappresentante, tale da impedirle il versamento delle ritenute previdenziali per ragioni di pretesa forza maggiore.
Quanto poi alla censura relativa alle difformità riscontrate tra le sentenze dei primi due gradi di giudizio, la Suprema Corte rileva che i giudici di merito hanno adottato decisioni e percorsi motivazionali comuni, che possono essere valutati congiuntamente ai fini di una efficace ricostruzione della vicenda processuale e di una migliore comprensione delle censure del ricorrente. Allorché, infatti, le sentenze di primo e secondo grado concordino, come in specie, nell’analisi e nella valutazione degli elementi di prova posti a fondamento delle rispettive decisioni, la struttura motivazionale della sentenza di appello si salda con quella precedente per formare un unico complesso corpo argomentativo. Del resto, lo stesso ricorrente ha ricordato l’esistenza di un’ipotesi di cd. “doppia conforme”, per cui le considerazioni rese dai giudici del merito si integrano reciprocamente.

 

Nuove prestazioni nel Regolamento dell’EBLART

 


Con il nuovo Regolamento l’EBLART ha definito nuove prestazioni, più risorse e maggiori opportunità per lavoratori, famiglie ed imprese iscritte.

lo scorso mese di luglio in sede di modifica del Regolamento del Fondo Regionale dell’Ente Bilaterale del Lazio per l’Artigianato, sono state introdotte nuove prestazioni, più risorse e maggiori opportunità per lavoratori, famiglie, imprese.
In maniera sintetica le principali novità previste dal nuovo Regolamento sono:


Borsa di studio per i lavoratori assunti con contratto di apprendistato di I e III livello:
il contributo concesso in seguito al conseguimento del titolo di studio: € 500,00 per ogni anno di apprendistato, fino ad un massimo di 3 anni.


Sostegno alle famiglie:
– fino a € 500,00 per figlio, per frequenza asilo nido e/o scuola dell’infanzia (compresi i contributi per spese attività collaterali come mensa e trasporto scolastico)
– fino a €300,00 per figlio, per pagamento tasse universitarie
– fino a € 200,00 per figlio, per acquisto libri di testo della scuola media inferiore e superiore
– fino a € 200,00 per nucleo familiare, per partecipazione di figli minori a campus estivo o ad attività sportive.