Esoneri contributivi, proseguono i controlli amministrativi Inps

 

 


In aggiunta alle posizioni aziendali da sottoporre a verifica in relazione alle assunzioni per cui si è fruito degli esoneri triennale e biennale, la sezione TUTOR 6Y è stata implementata con le aziende che nonostante siano già state oggetto di diffida emessa dall’applicativo, perché risultanti normativamente non in regola per la fruizione dello sgravio triennale, hanno proseguito, nel periodo successivo alla ricezione della diffida, a fruire dell’esonero contributivo.

Con la recente implementazione è possibile la verifica delle aziende già diffidate che continuano ad usufruire dello sgravio triennale. La procedura però non tiene conto se la diffida precedentemente emessa è stata successivamente oggetto di riesame ed annullata in autotutela. Pertanto, tale verifica va svolta a cura del funzionario addetto alla verifica documentale prima dell’invio di ogni nuova diffida. La convocazione dell’azienda non è obbligatoria, tranne il caso in cui il funzionario lo ritenga necessario, come, ad esempio, nel caso di discordanza fra le informazioni dichiarate in Uniemens e quelle presenti in Unilav.
Quanto al regime sanzionatorio da applicare, che deve essere analogo a quello della prima diffida:
– se l’azienda risulta irregolare in quanto ha fruito dell’incentivo in relazione ad uno o più lavoratori che, nel periodo 1/10/2014 al 31/12/2014 ovvero nei 6 mesi precedenti l’assunzione, avevano rapporti di lavoro a tempo indeterminato con la stessa azienda ovvero con società da quest’ultima controllate e/o collegate, o nei casi di “doppia fruizione” del beneficio da parte del datore di lavoro per lo stesso lavoratore: le sanzioni civili, in virtù del dolo specifico, vanno calcolate come evasione contributiva;
– se l’azienda risulta irregolare in quanto ha fruito dell’incentivo in relazione ad uno o più lavoratori che nel corso dei 6 mesi precedenti l’assunzione risultavano essere occupati a tempo indeterminato presso un qualsiasi datore di lavoro: le sanzioni civili vanno calcolate come omissione contributiva.
La notifica della diffida di pagamento avviene attraverso invio al sistema POSTEL che provvederà prioritariamente mediante recapito PEC aziendale e, secondariamente, mediante raccomandata A/R. In allegato alla richiesta, è inviato un modello F24 precompilato.

 

Attività usuranti: istruzioni per l’accesso al pensionamento anticipato

 



Dal 1° gennaio 2017 gli addetti alle lavorazioni particolarmente faticose e pesanti per almeno sette anni negli ultimi dieci di attività lavorativa, ovvero, per almeno metà della vita lavorativa complessiva, possono conseguire il trattamento pensionistico anticipato senza dover attendere l’apertura della c.d. finestra mobile dal perfezionamento dei requisiti pensionistici ai quali, in via transitoria, non si applicano gli adeguamenti alla speranza di vita previsti per gli anni dal 2019 al 2025


A seguito delle modifiche intervenute con la Legge di stabilità, a partire dal 1° gennaio 2017, il diritto al trattamento pensionistico anticipato è esercitabile qualora i lavoratori addetti alle lavorazioni particolarmente faticose e pesanti di cui all’articolo 1, comma 1, del decreto legislativo n. 67 del 2011 abbiano svolto una o più delle predette lavorazioni per un periodo di tempo pari:
a) ad almeno sette anni negli ultimi dieci di attività lavorativa ovvero
b) ad almeno la metà della vita lavorativa complessiva.
Ai fini del computo di tali periodi si tiene conto dello svolgimento effettivo di attività lavorativa da parte dell’interessato (ossia dei periodi effettivi di permanenza nelle predette attività, desumibile dall’accredito di contribuzione obbligatoria) con inclusione dei periodi in cui l’accredito di contribuzione obbligatoria è integrato dall’accredito di contribuzione figurativa ed esclusione dei periodi di mancato svolgimento di attività lavorativa e di quelli totalmente coperti da contribuzione figurativa (es. mobilità).
Ai fini del riconoscimento del beneficio in parola non occorre che i periodi di svolgimento di attività lavorativa particolarmente faticosa e pesante siano continuativi, né che nell’anno di perfezionamento dei requisiti pensionistici, ovvero, nell’ultimo anno di lavoro
, l’interessato abbia svolto tale attività.
Come accennato in apertura, ai requisiti pensionistici previsti dall’articolo 1, commi 4 e 6-bis, del decreto legislativo n. 67 del 2011, adeguati agli incrementi della speranza di vita stabiliti a decorrere dal 1° gennaio 2013 e dal 1° gennaio 2016 – dai decreti ministeriali 6 dicembre 2011 e 16 dicembre 2014 – non si applicano, in seguito all’intervento della Legge di Stabilità, gli adeguamenti alla speranza di vita previsti per gli anni 2019, 2021, 2023 e 2025. Ne consegue che i predetti requisiti pensionistici vigenti alla data del 31 dicembre 2016 non verranno adeguati alla speranza di vita fino al 31 dicembre 2026.





















Lavoratori impegnati in mansioni particolarmente usuranti; lavoratori addetti alla cosiddetta “linea catena”; conducenti di veicoli adibiti a servizio pubblico di trasporto collettivo

PERIODO DI MATURAZIONE DEI REQUISITI dall’ 1.01.2017 al 31.12.2018

LAVORATORI DIPENDENTI LAVORATORI AUTONOMI
Anzianità contributiva Requisito anagrafico Quota (somma età e anzianità contributiva) Anzianità contributiva Requisito anagrafico Quota (somma età e anzianità contributiva)
almeno 35 anni Minimo 61 e 7 mesi* 97,6 almeno 35 anni Minimo 62 e 7 mesi* 98,6*





















Lavoratori notturni a turni: A) Occupati per un numero di giorni lavorativi pari o superiore a 78 all’anno; B) Occupati per un numero di giorni lavorativi da 64 a 71 all’anno

PERIODO DI MATURAZIONE DEI REQUISITI dal 01.01.2017 al 31.12.2018

LAVORATORI DIPENDENTI LAVORATORI AUTONOMI
Anzianità contributiva Requisito anagrafico Quota (somma età e anzianità contributiva) Anzianità contributiva Requisito anagrafico Quota (somma età e anzianità contributiva)
almeno 35 anni Minimo 63 e 7 mesi* 99,6 almeno 35 anni Minimo 64 e 7 mesi* 100,6*





















Lavoratori notturni a turni: Occupati per un numero di giorni lavorativi da 72 a 77 all’anno

PERIODO DI MATURAZIONE DEI REQUISITI dal 01.01.2017 al 31.12.2018

LAVORATORI DIPENDENTI LAVORATORI AUTONOMI
Anzianità contributiva Requisito anagrafico Quota (somma età e anzianità contributiva) Anzianità contributiva Requisito anagrafico Quota (somma età e anzianità contributiva)
almeno 35 anni Minimo 62 e 7 mesi* 98,6 almeno 35 anni Minimo 63 e 7 mesi* 99,6*


I lavoratori appartenenti alla categoria dei lavoratori notturni che prestano attività per periodi di durata pari all’intero anno lavorativo, che maturano i requisiti dal 1° gennaio 2017 al 31 dicembre 2018, possono conseguire il trattamento pensionistico ove in possesso dei requisiti generali previsti per i lavoratori impegnati in mansioni particolarmente faticose e pesanti di cui sopra.
Con effetto dal 1° gennaio 2017, a seguito delle modifiche intevenute, ai fini dell’accesso al beneficio in parola, il lavoratore deve trasmettere la relativa domanda (modulo AP45) e la necessaria documentazione entro il 1° marzo 2017 qualora perfezioni i prescritti requisiti entro il 31 dicembre 2017; entro il 1° maggio 2017 qualora perfezioni i prescritti requisiti dal 1° gennaio al 31 dicembre 2018.
Nel caso in cui la domanda venga presentata oltre i termini sopra individuati, e sempreché sia accertato il possesso dei prescritti requisiti, la decorrenza della pensione è differita secondo le scansioni temporali indicate di seguito:
a. un mese, per un ritardo della presentazione inferiore o pari ad un mese;
b. due mesi, per un ritardo della presentazione superiore ad un mese ed inferiore a tre mesi;
c. tre mesi per un ritardo della presentazione pari o superiore a tre mesi.
Le comunicazioni di accoglimento delle domande di accesso al beneficio inviate agli interessati prima della data di entrata in vigore della legge n. 232 del 2016 sono state riesaminate d’ufficio alla luce delle predette disposizioni.


Le domande di pensione presentate ai sensi del decreto legislativo n. 67 del 2011 dai soggetti che perfezionano i prescritti requisiti entro il 31 dicembre 2018 non devono essere respinte, ma tenute in apposita evidenza, al fine di provvedere alla liquidazione del trattamento pensionistico in base alle stesse nel caso in cui, in presenza di tutti i requisiti di legge, i soggetti risultino beneficiari delle disposizioni in parola.
Con successivo messaggio – specifica l’Inps – all’esito delle modificazioni che saranno apportate dal decreto emanato dal Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, ai sensi dell’art. 1 comma 208, della legge n. 232 del 2016, verranno predisposte le ulteriori istruzioni.

 

Prestazione DIS-COLL: istruzioni per gli eventi dal 1° gennaio 2017 (2/2)

 


L’Inps fornisce istruzioni applicative in merito all’estensione della tutela della prestazione DIS-COLL anche per gli eventi di disoccupazione che si verificano a far data dal 1° gennaio 2017 e fino al 30 giugno 2017.


La domanda per beneficiare dell’indennità DIS-COLL deve essere presentata all’Inps, in via telematica, entro il termine previsto a pena di decadenza di sessantotto giorni dalla data di cessazione del contratto di collaborazione. La suddetta indennità spetta a decorrere dall’ottavo giorno successivo alla data di cessazione del rapporto di lavoro se la domanda è presentata entro l’ottavo giorno o, laddove la domanda sia presentata successivamente a tale data, la prestazione DIS-COLL spetta dal primo giorno successivo alla data di presentazione della domanda.
Nell’ipotesi di evento di maternità o di degenza ospedaliera indennizzabili insorti durante il rapporto di collaborazione successivamente cessato, il termine di sessantotto giorni decorre dalla data in cui cessa il periodo di maternità o di degenza ospedaliera indennizzati. In caso di evento di maternità o di degenza ospedaliera indennizzabili insorti entro 68 giorni dalla data di cessazione del rapporto di collaborazione, il termine di presentazione della domanda rimane sospeso per un periodo pari alla durata dell’evento di maternità o di degenza ospedaliera indennizzabili e riprende a decorrere, al termine del predetto evento, per la parte residua.
Gli eventi di malattia insorti durante il rapporto di collaborazione e proseguiti oltre la cessazione di quest’ultimo nonché quelli insorti dopo la cessazione del rapporto di collaborazione non determinano né slittamento né sospensione del termine di presentazione della domanda di indennità DIS-COLL e non incidono sulla decorrenza della indennità DIS-COLL.
Il suddetto termine di sessantotto giorni per la presentazione della domanda di DIS-COLL decorre dal 23 maggio 2017.
Le eventuali domande di DIS-COLL relative ad eventi di cessazione dei rapporti di collaborazione intervenuti dal 1° gennaio 2017, già presentate attraverso i consueti canali, tra la data del 1° gennaio 2017 e il 23 maggio, saranno regolarmente gestite dalle strutture territoriali di competenza, senza necessità di ripresentazione della domanda.


L’erogazione della prestazione DIS-COLL è condizionata alla permanenza dello stato di disoccupazione nonché alla regolare partecipazione alle iniziative di attivazione lavorativa e ai percorsi di riqualificazione professionale proposti dai centri per l’Impiego.
Il lavoratore beneficiario di prestazione deve partecipare a iniziative e laboratori per il rafforzamento delle competenze nella ricerca attiva del lavoro, ad iniziative di carattere formativo o di riqualificazione o altra iniziativa di politica attiva o di attivazione nonché è tenuto ad accettare congrue offerte di lavoro, come definite dal Ministero del lavoro su proposta dell’ANPAL. È prevista la decurtazione di un quarto di una mensilità di prestazione per la mancata presentazione alla prima convocazione da parte del centro per l’impiego, la decurtazione di una mensilità di prestazione in caso di seconda mancata presentazione alla convocazione e la decadenza dalla prestazione e dallo stato di disoccupazione nel caso di terza mancata presentazione alla convocazione. Tali sanzioni sono applicate dall’Inps.


Nell’ipotesi in cui il beneficiario dell’indennità DIS-COLL si rioccupi con contratto di lavoro subordinato di durata inferiore o pari a cinque giorni, la prestazione è sospesa d’ufficio sulla base delle comunicazioni obbligatorie; al termine del periodo di sospensione la prestazione riprende ad essere corrisposta per il periodo residuo spettante al momento in cui la stessa era stata sospesa. In caso di contratto superiore a cinque giorni, il beneficiario decade dal diritto alla DIS-COLL.
In caso di attività lavorativa autonoma, di impresa individuale o un’attività parasubordinata, dalla quale derivi un reddito che corrisponde a un’imposta lorda pari o inferiore alle detrazioni spettanti, il lavoratore deve comunicare all’Inps entro trenta giorni rispettivamente dall’inizio dell’attività o, se questa era preesistente, dalla data di presentazione della domanda di DIS-COLL, il reddito che presume di trarre dalla predetta attività. Tale reddito rimane fissato nei limiti già individuati pari ad euro 8.000 per il parasubordinato e pari ad euro 4.800 per il lavoro autonomo; se il reddito dichiarato sia inferiore o pari ai suddetti limiti, la prestazione DIS-COLL sarà ridotta di un importo pari all’80% del reddito previsto, rapportato al periodo intercorrente tra la data di inizio dell’attività e la data in cui termina il periodo di godimento dell’indennità o, se antecedente, la fine dell’anno.
Laddove nel corso del periodo di godimento dell’indennità il lavoratore, per qualsiasi motivo, ritenesse di dovere modificare il reddito dichiarato, dovrà effettuare una nuova dichiarazione comprensiva del reddito precedentemente dichiarato e delle variazioni a maggiorazione o a diminuzione.
L’indennità DIS-COLL è cumulabile con i compensi derivanti dallo svolgimento di lavoro accessorio nel limite complessivo di 3.000 euro per anno civile, annualmente rivalutati sulla base della variazione dell’indice ISTAT. Laddove i compensi non superino detto limite il beneficiario dell’indennità DIS-COLL non è tenuto a comunicare all’Inps il compenso derivante dalla predetta attività. Per i compensi che superano detto limite e fino a 7.000 euro per anno civile la prestazione DIS-COLL sarà ridotta di un importo pari all’80 per cento del compenso rapportato al periodo intercorrente tra la data di inizio dell’attività e la data in cui termina il periodo di godimento dell’indennità o, se antecedente, la fine dell’anno. Nel caso in cui i compensi derivanti dal lavoro accessorio superino il predetto limite di 3.000 euro per anno civile, il beneficiario dell’indennità DIS-COLL è tenuto ad effettuare la comunicazione all’Inps come avviene per l’indennità NASpI.


Il beneficiario decade dall’indennità, con effetto dal verificarsi dell’evento interruttivo, nei casi di: perdita dello stato di disoccupazione; non regolare partecipazione alle misure di politica attiva proposte dai centri per l’impiego; nuova occupazione con contratto di lavoro subordinato di durata superiore a 5 giorni; inizio di una attività lavorativa autonoma, di impresa individuale o di un’attività parasubordinata senza che il lavoratore comunichi all’INPS entro 30 giorni, dall’inizio dell’attività o, se questa era preesistente, dalla data di presentazione della domanda di DISCOLL, il reddito che presume di trarre dalla predetta attività; titolarità di trattamenti pensionistici diretti; acquisizione del diritto all’assegno ordinario di invalidità, sempre che il lavoratore non opti per l’indennità DIS-COLL.

 

Prestazione DIS-COLL: istruzioni per gli eventi dal 1° gennaio 2017 (1/2)

 


L’Inps fornisce istruzioni applicative in merito all’estensione della tutela della prestazione DIS-COLL anche per gli eventi di disoccupazione che si verificano a far data dal 1° gennaio 2017 e fino al 30 giugno 2017.


In via sperimentale per l’anno 2015, in relazione agli eventi di disoccupazione verificatisi a decorrere dal 1° gennaio 2015 e sino al 31 dicembre 2015, è stata istituita l’indennità di disoccupazione mensile – denominata DIS-COLL – rivolta ai collaboratori coordinati e continuativi, anche a progetto, che abbiano perduto involontariamente la propria occupazione. Successivamente la tutela della indennità DIS-COLL è stata estesa anche agli eventi di disoccupazione verificatisi a fare data dal 1° gennaio 2016 e fino al 31 dicembre 2016. Ai fini della prosecuzione della sperimentazione, il decreto mille proroghe 2017 ha prorogato le disposizioni in argomento fino al 30 giugno 2017, in relazione agli eventi di disoccupazione verificatisi a decorrere dal 1°gennaio 2017 e sino al 30 giugno 2017.


Sono destinatari della indennità DIS-COLL i collaboratori coordinati e continuativi, anche a progetto, iscritti in via esclusiva alla gestione separata presso l’INPS, non pensionati e privi di partita IVA, che abbiano perduto involontariamente la propria occupazione (anche i collaboratori delle Pubbliche Amministrazioni).
I lavoratori con contratto di collaborazione coordinata e continuativa, anche a progetto, ai fini dell’accesso alla prestazione in presenza dei requisiti legislativamente previsti, devono essere privi di partita IVA al momento della presentazione della domanda.
Il titolare di eventuale partita IVA attiva ma non produttrice di reddito (c.d. silente), dovrà ai fini della presentazione della domanda di DISCOLL, provvedere preliminarmente alla chiusura della suddetta partita IVA.
La norma richiede quale presupposto che gli stessi siano iscritti in via esclusiva alla Gestione separata. Il requisito dell’iscrizione in via esclusiva alla Gestione separata è soddisfatto nel caso in cui non vi sia sovrapposizione tra il rapporto da collaborazione coordinata e continuativa, anche a progetto, ed altra attività lavorativa, quale il rapporto di lavoro subordinato.
Sono esclusi dal novero dei destinatari, gli amministratori, i sindaci o revisori di società, associazioni e altri enti con o senza personalità giuridica, nonché gli assegnisti di ricerca, i dottorandi e i titolari di borsa di studio.
L’indennità DIS-COLL è riconosciuta ai lavoratori che soddisfino congiuntamente i seguenti requisiti:
a) siano, al momento della domanda di prestazione, in stato di disoccupazione;
b) possano fare valere almeno tre mesi di contribuzione nel periodo che va dal 1° gennaio dell’anno civile precedente l’evento di cessazione dal lavoro al predetto evento (accredito contributivo di tre mensilità).
L’indennità DIS-COLL è rapportata al reddito imponibile ai fini previdenziali risultante dai versamenti contributivi effettuati – derivante dai rapporti di collaborazione di cui all’art. 15 del D.lgs. n. 22 del 2015 – relativo all’anno civile in cui si è verificato l’evento di cessazione dal lavoro e all’anno civile precedente, diviso per il numero di “mesi di contribuzione, o frazione di essi”, ottenendo così l’importo del reddito medio mensile. Per “mesi di contribuzione o frazioni di essi” si intendono i mesi o le frazioni di mese di durata del rapporto di collaborazione.
L’indennità, rapportata al reddito medio mensile come sopra determinato, è pari al 75 per cento del suddetto reddito medio mensile nel caso in cui tale reddito sia pari o inferiore, per l’anno 2017, all’importo di 1.195 euro, annualmente rivalutato sulla base della variazione dell’indice ISTAT dei prezzi al consumo per le famiglie degli operai e degli impiegati intercorsa nell’anno precedente.
Nel caso in cui il reddito medio mensile sia superiore al predetto importo, la misura della DISCOLL è pari al 75 per cento del predetto importo di 1.195 euro, incrementata di una somma pari al 25 per cento della differenza tra il reddito medio mensile e il predetto importo di 1.195 euro.
L’indennità DIS-COLL non può in ogni caso superare l’importo massimo mensile di 1.300 euro per l’anno 2017, annualmente rivalutato.
La indennità DIS-COLL si riduce in misura pari al 3 per cento ogni mese a decorrere dal primo giorno del quarto mese di fruizione, vale a dire dal 91° giorno di fruizione della prestazione.
La durata massima della indennità DIS-COLL non può comunque superare i sei mesi di fruizione. L’Inps fornisce due esempi che riassumono i criteri operativi esposti.
In presenza di una prima domanda di prestazione DISCOLL a seguito di cessazione involontaria di un rapporto di collaborazione, intervenuta a far data dal 1° gennaio 2017 e fino al 30 giugno 2017, la durata della stessa deve essere determinata non computando i periodi di lavoro che hanno già dato luogo a precedente prestazione DIS-COLL fruita in ragione di una cessazione involontaria di un rapporto di collaborazione intervenuta dal 1° gennaio 2016 e fino al 31 dicembre 2016. Al riguardo si precisa che detta prestazione DIS-COLL fruita a seguito di cessazione intervenuta nel corso dell’anno 2016 può essere stata generata in tutto o in parte da un rapporto di collaborazione relativo all’anno 2015, e comunque cessato nel 2016. Pertanto, in tale caso, ai fini della determinazione della durata della prima domanda di prestazione DIS-COLL con cessazione nell’anno 2017 si procede come di seguito specificato:
a. si individuano i mesi, o frazione di essi, di durata del/i rapporto/i di collaborazione presente/i nel periodo che va dal 1° gennaio 2016 alla data di cessazione del rapporto di lavoro;
b. si verifica la presenza, in detto periodo, di una prestazione DIS-COLL già fruita per effetto di una cessazione involontaria intervenuta nell’anno 2016;
c. si determina il numero dei mesi, o frazione di essi, del/i rapporto/i di collaborazione che ha già dato luogo alla predetta prestazione e si verifica se tutti o parte dei suddetti mesi, o frazioni di essi, si collocano nell’arco temporale che va dal 1° gennaio 2015 al 31 dicembre 2015;
c.1 – Qualora tutti i suddetti mesi, o frazioni di essi, si collocano nell’arco temporale che va dal 1° gennaio 2015 al 31 dicembre 2015, ai fini della determinazione della durata della nuova prestazione DIS-COLL con cessazione nell’anno 2017 sono da considerare utili tutti i mesi, o frazione di essi, di durata del/i rapporto/i di collaborazione dell’anno 2016 in quanto non interessati dalla prestazione fruita nel 2016, generata interamente dai mesi di collaborazione collocati nell’anno 2015;
c.2 – Qualora, invece, la prestazione DIS-COLL relativa alla cessazione dell’anno 2016 è stata generata in parte da mesi, o frazione di essi, del/i rapporto/o di collaborazione relativi all’anno 2015 ed in parte da mesi del/i rapporto/i di collaborazione relativi all’anno 2016, ai fini della determinazione della durata della nuova prestazione DIS-COLL con cessazione nell’anno 2017 – dopo avere fatto la differenza tra il totale dei mesi (presenti nel 2015 e nel 2016) che hanno generato la precedente prestazione DIS-COLL e i soli mesi di lavoro presenti nell’anno 2015 – i rimanenti mesi del/i rapporto/i di collaborazione dell’anno 2016 non sono da considerare utili in quanto hanno contribuito (unitamente ai mesi presenti nel 2015) alla determinazione della durata della precedente prestazione DIS-COLL.
I periodi di tutela della maternità (interdizione anticipata e posticipata, astensione obbligatoria e congedo parentale), coperti da contribuzione figurativa, presenti nel periodo di osservazione per la ricerca del requisito contributivo (1° gennaio dell’anno civile precedente l’evento di cessazione del rapporto di collaborazione fino al predetto evento), sono da considerare utili ai fini della determinazione della durata della prestazione DIS-COLL.


(…)


 

Totalizzazione estera: equiparazione tra Gestione Privata ed iscritti ex Inpdap

 

Anche le istanze di totalizzazione estera presentate in data successiva al 25 ottobre 1998 dagli iscritti ex Inpdap, già cessati dal servizio con diritto a pensione, devono essere esaminate con gli stessi criteri indicati per la Gestione Privata

In materia di totalizzazione estera, il solo titolare di pensione italiana nella Gestione privata può presentare un’istanza al fine di avvalersi del citato beneficio; di qui, sussistendone i requisiti, l’Inps è tenuto ad erogare al richiedente la prestazione più favorevole tra la pensione maturata in base ai soli periodi assicurativi italiani e la pensione maturata con il cumulo dei periodi italiani ed esteri.
Per la Gestione Pubblica, invece, l’ex Inpdap, ritenendo che non esistessero esplicite disposizioni sulla possibilità di presentare la domanda di totalizzazione da parte di coloro che fossero stati collocati a riposo con diritto a pensione dopo il 25 ottobre, aveva disposto che le istanze di totalizzazione estera presentate da ex iscritti, in quiescenza con diritto a pensione dopo il 25 ottobre 1998, non potessero essere accolte.
Orbene, di recente, il Ministero del lavoro e delle politiche sociali ha evidenziato che anche le istanze di totalizzazione estera presentate in data successiva al 25 ottobre 1998 dagli iscritti ex Inpdap, già cessati dal servizio con diritto a pensione, devono essere esaminate con gli stessi criteri indicati per la Gestione Privata.
Dal punto di vista operativo, su richiesta degli interessati, le domande di pensione definite in difformità, rispetto alle quali non si sia verificata la decadenza dall’azione giudiziaria, vanno riesaminate e deve farsi luogo alla corresponsione dei ratei pregressi, chiaramente nei limiti prescrizionali. Laddove però il predetto termine decadenziale sia decorso, non è ammissibile un ricorso/istanza di riesame avverso il provvedimento di diniego della prestazione. Occorre perciò presentare una nuova domanda della prestazione, stante il principio dell’indisponibilità del diritto previdenziale. In tal caso, la decorrenza della prestazione è determinata in considerazione della nuova domanda, senza corresponsione di ratei pregressi. Infine, i ricorsi amministrativi pendenti e le controversie giudiziarie in corso devono essere definiti sulla base dei predetti criteri, con eventuale richiesta della cessazione della materia del contendere.