Esodo lavoratori prossimi alla pensione, le indicazioni per i lavoratori part time

 

Le indicazioni operative per il calcolo della contribuzione correlata, nel caso di accesso alla prestazione di esodo ex art. 4 della L. n. 92/2012, da parte di lavoratori con orario di lavoro part time.

Come noto, nei casi di eccedenza di personale ed al fine di incentivare l’esodo dei lavoratori più prossimi al trattamento di pensione, datori di lavoro ed organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative a livello aziendale possono accordarsi affinché il datore di lavoro si impegni a corrispondere, fino al raggiungimento dei requisiti minimi per il pensionamento:
– ai lavoratori cessati, per il tramite dell’Inps, una prestazione di importo pari al trattamento di pensione che spetterebbe in base alle regole vigenti;
– all’Inps, la contribuzione previdenziale.
Nello specifico, la retribuzione sulla quale devono essere commisurati i contributi correlati è quella imponibile ai fini previdenziali degli ultimi 2 anni, comprensiva degli elementi continuativi e non continuativi e delle mensilità aggiuntive. Nella determinazione della retribuzione imponibile sono considerate tutte le settimane, con esclusione di quelle interamente non retribuite. Tuttavia, con riferimento ai lavoratori per i quali i datori di lavoro presentino domanda a decorrere dal 1° maggio 2015, il periodo di osservazione è esteso agli ultimi 4 anni. Orbene, l’Istituto ha elaborato un apposito algoritmo di calcolo nel caso di lavoratori che abbiano prestato attività lavorativa in regime di part time, anche per un breve periodo, nell’arco temporale di riferimento. Tale algoritmo determina il valore delle settimane utili da assegnare mensilmente all’intero periodo oggetto di contribuzione correlata. Pertanto, operando in ogni caso l’algoritmo, i datori di lavoro non devono valorizzare nei flussi mensili Uniemens le settimane utili, né le coperture settimanali riferite ai lavoratori in prestazione di esodo. Devono, invece, essere obbligatoriamente indicati i seguenti valori all’interno degli elementi sotto riportati:
– <Qualifica1> = “T” o “V”, a seconda del momento di presentazione della domanda di esodo se antecedente o successivo al 1° maggio 2015;
– <Qualifica2> = medesimo valore inserito nel flusso relativo all’ultimo mese di attività lavorativa precedente alla cessazione del rapporto di lavoro.
Infine, per l’ipotesi di lavoratori esodati la cui decorrenza del trattamento pensionistico cada all’interno del mese (ad esempio, lavoratori ferrovieri e postali), è istituita in <tipocessazione> dell’elemento <cessazione> una nuova causale, individuata dal codice “5”, avente come significato “Cessazione della fruizione della prestazione di esodo art. 4, commi da 1 a 7 ter, L. n. 92/2012, per i soggetti con decorrenza inframese del trattamento pensionistico”. In tale campo, il datore di lavoro indica la data di cessazione della prestazione di esodo.

 

Inpgi, esteso ai giornalisti il calcolo contributivo per i trattamenti pensionistici (1/2)

 



L’Inpgi fornisce chiarimenti su modalità di calcolo dei trattamenti pensionistici e di applicazione del contributo addizionale per i contratti a tempo determinato, a seguito di alcune importanti modifiche apportate al Regolamento di previdenza.


Per effetto dell’approvazione della delibera del Consiglio di Amministrazione Inpgi, da parte dei ministeri vigilanti, sono definitive le misure ivi previste, tra cui:
– l’elevazione del requisito di età per l’accesso alla pensione di vecchiaia;
– l’introduzione del sistema di calcolo contributivo;
– l’istituzione di una aliquota aggiuntiva al contributo di disoccupazione per i contratti a tempo determinato.
Al riguardo, il diritto alla pensione di vecchiaia matura quando siano stati versati almeno 20 anni di contribuzione e risulti compiuta l’età riportata nella sottostante tabella, tenendo conto che dal 2019 il requisito anagrafico previsto sarà adeguato in base alla cd. “speranza di vita“:














Anno

Uomini

Donne

2017 66 anni 64 anni
2018 66 anni e 7 mesi 65 anni e 7 mesi
2019 66 anni e 7 mesi 66 anni e 7 mesi


Altresì, per le anzianità contributive acquisite a decorrere dal 1° gennaio 2017, trova applicazione il sistema di calcolo contributivo. Così, per i giornalisti privi di anzianità contributiva che si iscrivano all’Inpgi a far data dal 1° gennaio 2017, intendendo per tali coloro i quali si iscrivono all’Istituto con decorrenza successiva al 31 dicembre 2016 e non vantino alcuna anzianità contributiva maturata a tale data in alcuna forma pensionistica obbligatoria, è adottato il massimale annuo della base contributiva e pensionabile, per l’anno 2017 è pari a 100.324,00 euro.
Per quanto riguarda gli adempimenti contributivi è necessario che i datori di lavoro, per i lavoratori assunti dopo il 31 dicembre 2016, acquisiscano una dichiarazione del giornalista attestante l’esistenza o meno di anzianità contributiva riferita a periodi anteriori al 1 gennaio 2017. In caso affermativo, sottopongono a contribuzione pensionistica l’intera retribuzione, senza applicare il massimale; in caso di dichiarazione negativa e in assenza di diverse risultanze, il prelievo contributivo va applicato alla sola quota di retribuzione sino al massimale annuo.
Quest’ultimo opera per la contribuzione IVS (33%), ivi compresa l’aliquota IVS aggiuntiva dell’1% posta a carico del lavoratore. Il massimale non è frazionabile a livello mensile; ad esso, occorre fare riferimento anche se l’anno solare risulti parzialmente retribuito. Nel caso di diversi rapporti di lavoro che si susseguono nel corso dell’anno, le retribuzioni percepite in costanza dei precedenti rapporti si totalizzano ai fini dell’applicazione del massimale… (continua)

 

Inpgi, esteso ai giornalisti il calcolo contributivo per i trattamenti pensionistici (2/2)

 

L’Inpgi fornisce chiarimenti su modalità di calcolo dei trattamenti pensionistici e di applicazione del contributo addizionale per i contratti a tempo determinato, a seguito di alcune importanti modifiche apportate al Regolamento di previdenza.

… Pertanto, il giornalista è tenuto ad esibire ai datori di lavoro successivi al primo la certificazione delle retribuzioni rilasciata dai precedenti datori di lavoro. In caso di più rapporti di lavoro simultanei, le retribuzioni derivanti dai diversi rapporti si cumulano agli effetti del massimale. Il giornalista é tenuto a fornire ai datori di lavoro gli elementi occorrenti per effettuare le relative operazioni.
I giornalisti assunti successivamente al 31 dicembre 2016, ai quali siano accreditati, a seguito di una loro domanda, contributi riferiti a periodi antecedenti al 1º gennaio 2017 non sono soggetti all’applicazione del massimale annuo della base contributiva e pensionabile, a decorrere dal mese successivo a quello di presentazione della domanda.
A decorrere dal periodo di paga di febbraio 2017, al fine di finanziare gli interventi in materia di ammortizzatori sociali, è istituita un’aliquota addizionale al contributo di disoccupazione pari all’1,4% della retribuzione imponibile, applicata ai soli rapporti di lavoro a tempo determinato ed a carico del datore di lavoro. Il predetto contributo addizionale non si applica ai giornalisti assunti presso le Pubbliche Amministrazioni ed a quelli assunti a termine in sostituzione di altri lavoratori assenti. Tale causale di assunzione in sostituzione deve essere esplicitata nella lettera di assunzione o nel contratto di lavoro, ed indicata altresì nel modello ISCR/GIO trasmesso all’Inpgi.
La procedura DASM determina il predetto contributo aggiuntivo a decorrere dalla denuncia contributiva riferita al mese di marzo 2017. Per il contributo aggiuntivo arretrato, riferito alla mensilità di febbraio 2017, si deve invece procedere alla determinazione dello stesso e l’importo complessivo dovuto va inserito nel DASM (denunce di marzo o aprile 2017) quale altra somma a debito, utilizzando la voce “conguaglio addizionale DS”.

 

RITA, al via la sperimentazione dal 1° maggio

 

Le indicazioni operative in ordine alla nuova misura sperimentale “RITA”, introdotta dalla recente Legge di bilancio 2017.

Il nuovo istituto, che troverà applicazione in via sperimentale per il periodo dal 1° maggio 2017 al 31 dicembre 2018, riguarda i lavoratori iscritti alle forme pensionistiche complementari in regime di contribuzione definita. La finalità è quella di offrire un sostegno finanziario agli iscritti, del settore privato o pubblico, che sono vicini al raggiungimento del diritto alla pensione di vecchiaia e che hanno i requisiti per ottenere l’APE (Anticipo finanziario a garanzia pensionistica), ovvero:
– iscrizione all’AGO (o a forme sostitutive o esclusive della medesima) o alla Gestione separata Inps;
– età anagrafica minima di 63 anni;
– maturazione del diritto a una pensione di vecchiaia entro 3 anni e 7 mesi;
– anzianità contributiva minima nel sistema di previdenza obbligatoria di 20 anni;
– diritto a fruire di una pensione obbligatoria, al netto delle rate di ammortamento dell’APE eventualmente richiesta, pari o superiore, al momento dell’accesso alla prestazione a 1,4 volte il trattamento minimo previsto nell’AGO;
– non essere già titolari di un trattamento pensionistico diretto.
La sussistenza dei predetti requisiti è attestata dall’Inps con apposita certificazione, che andrà prodotta alle forme pensionistiche complementari. La “rendita integrativa temporanea anticipata” consiste dunque nell’erogazione frazionata del montante accumulato richiesto. Spetta all’iscritto valutare quanta parte del montante accumulato impegnare a titolo di “rendita integrativa temporanea anticipata”, potendo la stessa gravare sull’intera posizione individuale o una sua porzione.


In merito poi alla periodicità del frazionamento, è rimessa alla forma pensionistica la relativa definizione, anche attraverso l’eventuale indicazione di più opzioni alternative che possano rispondere alle diverse esigenze dell’iscritto, fermo restando l’arco temporale massimo di 3 anni e 7 mesi.
Sotto il profilo della documentazione informativa, tenuto conto del carattere sperimentale dell’istituto, si ritiene sufficiente che le forme pensionistiche complementari predispongano:
– un documento ad hoc volto a spiegare le caratteristiche della “rendita integrativa temporanea anticipata”. Quanto ai costi, il documento deve esplicitare chiaramente gli importi che saranno addebitati per l’erogazione di ogni rata, ovvero “una tantum”, da quantificare in stretta correlazione alle spese amministrative effettivamente sostenute;
– un modulo per la richiesta della prestazione.

 

Pensione di inabilità e residua capacità lavorativa

 

Considerato che la pensione ordinaria di inabilità costituisce una prestazione di natura previdenziale che ha come punto di riferimento la capacità lavorativa specifica dell’assicurato, ed è correlata alla impossibilità di svolgimento in maniera non usurante della suddetta attività lavorativa o di altra confacente alle specifiche attitudini dei soggetto, la presenza di una residua capacità lavorativa non è ostativa al riconoscimento della prestazione.

La vicenda giudiziaria ha origine dal rigetto, sia in primo grado che in appello, della domanda di un soggetto volta ad ottenere la pensione di inabilità civile; in particolare, per la Corte territoriale residuavano in capo al medesimo capacità lavorative residue ostative al riconoscimento del beneficio. Ricorre così in Cassazione il lavoratore deducendo la relativa violazione di legge.
La Suprema Corte accoglie il ricorso. Secondo l’orientamento giurisprudenziale, infatti, la pensione di inabilità civile non presuppone lo svolgimento di una pregressa attività lavorativa ed ha come punto di riferimento la capacità lavorativa generica dell’assistito. Pertanto, coerentemente alla natura assistenziale del beneficio suddetto, del tutto scollegato dall’effettivo possibile svolgimento di alcuna attività lavorativa, appare evidente l’impossibilità di alcun riferimento alla presenza di una residua capacità lavorativa. Di contro, con riferimento alla pensione ordinaria di inabilità che costituisce una prestazione di natura previdenziale e presuppone lo svolgimento di una pregressa attività lavorativa, è rilevante la valutazione della capacità lavorativa. Questa, peraltro, può anche sussistere ma non essere ostativa al riconoscimento del trattamento, proprio perchè può non consentire lo svolgimento, se non in maniera usurante, della suddetta attività lavorativa o di altra confacente alle specifiche attitudini dei soggetto.